Dalla quarta serie al PSG. Viaggio nel mondo dello Stade Briochin: un tuttofare alla guida

Dopo aver battuto tre club professionistici di fila, tra cui due di Ligue 1, lo Stade Briochin si prepara a vivere il primo quarto di finale di Coupe de France della sua storia, una sfida praticamente impossibile. Sarà Davide contro Golia: la squadra di National 2 (la nostra Serie D) affronterà a Rennes il Paris Saint-Germain, in un Roazhon Park che sarà gremito. Una giornata di gloria, qualunque cosa accada, che Guillaume Allanou vivrà intensamente.
"Ha delle capacità diverse dagli altri, questo è sicuro, per riuscire ad affrontare tutto questo". "È un gran lavoratore, una persona che dà cuore e anima per il suo club". L'ammirazione nei confronti del 48enne è totale nel piccolo comune di Saint-Brieuc, e non potrebbe essere altrimenti: Allanou è allo stesso tempo allenatore, direttore sportivo e presidente dello Stade Briochin. Un caso frequente nei club dilettantistici ma che ovviamente fa sorridere pensando al colosso che la sua squadra si ritroverà a fronteggiare tra poche ore.
"Spesso gli chiediamo come faccia a lavorare 30 ore al giorno quando ce ne sono solo 24", dice James Le Marer, capitano dei Griffons, che gioca nel club da 13 anni. "Ne ridiamo con lui. Con chi parliamo? Con il presidente, con l'allenatore? Non dev'essere facile riuscire a cambiare ruolo. L'altro giorno cercava di capire come gestire il Roazhon Park mentre preparava la partita di campionato. Con quello che sta passando in questo momento, credo che dorma pochissimo".
Guillaume Allanou, riporta RMC Sport nel suo lungo approfondimento, gestisce lo Stade Briochin (550 soci suddivisi in cinque sezioni: calcio maschile, calcio femminile, sport per disabili, calcio camminato e futsal) e il suo modesto budget di 1,2 milioni di euro, sostenuto da Coralie Labbé, la direttrice generale, e da una rete di instancabilli e fedeli volontari. Si destreggia senza battere ciglio tra l'aspetto amministrativo, i ricorrenti problemi con il terreno di gioco dello stadio Fred Aubert, che costringono la squadra a spostarsi per gli allenamenti, e le sedute di allenamento. Il suo triplice ruolo gli dà il vantaggio di conoscere perfettamente i suoi giocatori. "Come direttore sportivo ci ha portato tutti al club. Si è assicurato di trovare lavoro per alcuni di noi. Ha fatto tutto il possibile per farci sentire bene qui", spiega James Le Marer. "Conosce i giocatori della squadra a livello umano e sportivo. Li ha scelti lui, c'è davvero un'alchimia, una simbiosi all'interno del club. Penso che inconsciamente i giocatori vogliano ricambiare, ricompensarlo. Vogliamo tutti avere successo per lui".
Dei 24 giocatori che compongono la rosa, poco più della metà vive solo di calcio con "stipendi modesti da persone che lavorerebbero nel settore privato, salari minimi adeguati. Non si va molto oltre, non possiamo", ha precisato Allanou. Il difensore centrale Hugo Boudin, eroe della partita degli ottavi di finale contro il Nizza, è un mediatore creditizio. Il terzino sinistro Leo Rouillé lavora nella grande distribuzione. Nonostante le sue infinite responsabilità, Guillaume Allanou non guadagna nulla: "Mi sono sempre rifiutato, il denaro non è affatto la mia forza trainante", ammette. “Sono fortunato ad avere un’attività professionale che mi soddisfi". Allanou è uno sviluppatore immobiliare e con la sua azienda è addirittura sponsor del club. "Alla fine ci rimetto pure ma questo mi consente anche di avere totale libertà, e la libertà non ha prezzo".
