Baiano: "Il Napoli, l'amicizia con Maradona, Zemanlandia e Batistuta"


Ha raggiunto il sogno col suo Napoli, ma è con Foggia e Fiorentina che ha scritto la storia. Parliamo di Francesco Baiano, bomber a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, che è ancora oggi rimasto nel cuore di milione di tifosi. E a TMW Radio ha raccontato la sua carriera a Storie di Calcio.
Classe '68, cresciuto nel Napoli, fece parte della prima squadra nel campionato 1984-1985. L'esordio in campo avvenne però la stagione dopo, a soli 17 anni, grazie al mister Ottavio Bianchi che lo fece esordire prima in Coppa Italia (titolare in Salernitana-Napoli 1-3), poi in Serie A il 15 dicembre 1985 in Sampdoria-Napoli (2-0).
"E' sempre bello ricordare quello che ho fatto, dall'esordio con la prima squadra del Napoli, l'aver conosciuto Maradona e tanto altro - ha confessato Baiano -. C'erano tanti campioni lì e fu giusto andare a fare esperienza fuori". E ha ricordato i suoi inizi: "Ero un ragazzo normale, che andava a scuola e che quando finiva a volte andava nel negozio del papà. Giocavo a calcio ma nessuno ti dice dove puoi arrivare, per questo imparai il mestiere da mio padre. Però riuscii a farmi valere in campo e non ho più lavorato. Ho sempre respirato l'aria del San Paolo, abitavo a poco più di un km, quindi il calcio ce lo avevo dentro. Io giocavo al Centro Paradiso e il Napoli era lì in ritiro. Maradona non guardava le partite in albergo ma si metteva dietro le porte. All'inizio lì non giocavo titolare, poi cominciai a giocare con più costanza. Grazie a una doppietta col Palermo in Primavera divenni titolare e mi vide Maradona. Mi prese in simpatia, mi sosteneva sempre e ha visto le mie qualità. Mi regalò le sue scarpe, avevamo lo stesso numero ma lui aveva la pianta del piede più ampia. Un giorno mi chiese perché non m istavano bene e glielo dissi e lui risolse subito facendomi avere Puma come sponsor".
E ha aggiunto: "Non ho avuto rimpianti, mi sarebbe piaciuto giocare con Diego ma mi sono comunque allenato con lui e ho vissuto momenti unici". Con i partenopei tornò successivamente, facendo il suo esordio anche in Coppa Campioni al Bernabeu contro il Real Madrid, ma è con l'Empoli (in prestito) che segna i primi gol in Serie A. Poi, dopo altre brevi esperienze in B (Parma e Avellino), nel 1990 il passaggio al Foggia, dove esplode definitivamente grazie a Zdenek Zeman. con il mitico tridente composto anche da Giuseppe Signori e Roberto Rambaudi. In rossonero realizzò 38 gol, ottenendo la promozione in Serie A e vincendo il titolo di capocannoniere del campionato cadetto con 22 gol. E ha raccontato: "Il Napoli mi vendette nel momento più bello con l'Empoli. Andai all'Avellino ma andò tutto storto lì. Ed è lì che arrivò il Foggia. Zeman credette in me fortemente, ha pensato che con le mie caratteristiche potevo completare un trio formidabile. Avevo segnato solo 6 gol ad Avellino ma mi volle veramente tanto. E da quel momento partiì Zemanlandia. Mi porto tutto dentro di quel periodo. Lui esalta gli attaccanti all'ennesima potenza, insegna ad attaccare la profondità ma anche tanto altro. Lì sentii che potevo diventare un protagonista. Maradona mi consigliò di andare via, perché mi disse che avevo qualità e dovevo giocare".
L'estate 1992 passò per 10 miliardi di lire alla Fiorentina, dove affiancò Gabriel Batistuta, anche dopo l'incredibile retrocessione della Viola, chiudendo questa parentesi nel 1997: "Bati era un fuoriclasse assoluto. Maradona era un extraterrestre, ma Bati era all'epoca nella top tre dei bomber mondiali. Abbiamo fatto delle cose belle, abbiamo vinto la Coppa Italia ma meritava di più per la classe che aveva".
Infine sulla Nazionale ha detto: "Rimpianti? E' l'unico che ho. Ero fisso nelle chiamata all'epoca, nel 1991, ma purtroppo l'anno del Mondiale ebbi un infortunio al crociato e mi feci fuori da solo praticamente. Ma non è detto che sarei andato al Mondiale. Al mio posto fu chiamato Signori e sono stato felice per lui".
