Un derby infinito: cosa si portano a casa Inter e Milan

Finito il primo tempo, di una partita di 180 minuti.
Pari e tutto aperto. Lo hanno detto tutti, lo diciamo anche noi. Ma nelle pieghe del derby di coppa che vale l’accesso alla finale vanno lette delle situazioni che danno comunque delle buone risposte a tutte e due le squadre.
Intanto il Milan continua ad essere imbattuto nel derby. Evidentemente incontrare l’Inter fa scattare sempre qualcosa di speciale nella testa dei giocatori rossoneri. E il Milan ritrova equilibri, forza, qualità, intensità.
Ritrova Leao, che a Napoli non aveva iniziato da titolare fra molte perplessità. E lo ritrova in una serata importante, dove dopo già dopo 50 secondi aveva messo in difficoltà l’Inter, anzi Darmian, presentando così il suo biglietto da visita.
Il Milan si mette ad aspettare l’Inter ma non è un’attesa passiva. L’Inter magari non affonda con una veemenza (sapendo che appunto l’atto di stasera era soltanto il primo) ma i rossoneri non fanno da sparring partner (come magari potevano indurre a pensare i 20 punti di distacco in classifica o l’atteggiamento iniziale - appunto - del Milan), come non hanno mai fatto durante le stra-cittadine. Il Milan è tonico, sa ripartire, sa come sa far male.
Ritrova, anzi conferma, Abraham. Che nel derby evidentemente ci prende gusto. Bravo a sfruttare il rimpallo dei difensori nerazzurri, bravissimo a mettere fuori combattimento Bisseck con il suo movimento, ancor più bravo a fulminare Martinez. E anche questo è un piccolo segnale: Gimenez di nuovo in panchina, come era successo a Napoli.
Ritrova Maignan. Che quest’anno raramente era stato protagonista. Ma che nella partita di stasera ha messo la sua firma. E’ stato bravo, attento, concentrato. Decisivo in almeno 3 circostanze. E anche questa non può che essere una buona notizia in questa stagione disastrata.
Ritrovare fiducia, ritrovare alcuni meccanismi, ritrovare soprattutto equilibri è fondamentale non soltanto per la chiusura di questa stagione.
L’Inter spera di essere ben lontana dalla chiusura della stagione. Si sta giocando tutto adesso. E se lo sta giocando nel migliore dei modi. Anche stasera ha dimostrato di essere una grande squadra, con una grande identità. Inzaghi ha sottolineato come avesse a disposizione soltanto 14 giocatori di movimento. Questa serata, nel derby, meritando come minimo di pareggiare e magari sperando anche in qualcosa in più, l’Inter si è presentata in campo con un bel po’ di titolari fuori (Sommer, Acerbi, Pavard, Dumfries, Mhkhtaryan, Dimarco e Lautaro), ma il suo spirito non è mancato. Quando Inzaghi sottolinea l’importanza del suo gruppo, l’importanza di recuperare, l’importanza di essere sempre concentrati non mette avanti le mani. Sta raccontando quello che paradossalmente lui stesso ha nascosto bene. Eh si perché i nerazzurri in campo non hanno certo fatto notare che c’è stato questo ampio turnover (se vogliamo chiamarlo così), perché oggi è vero che ancora esistono titolari e riserve ma all’Inter sta succedendo sempre meno. E questa è una buona notizia, anzi eccellente, per Inzaghi che ora dovrà giocare ogni tre giorni e dovrà contare su tutti i suoi uomini a disposizione. E nessuno prima può sapere chi davvero ci sarà o no. Ma oggi l’Inter gioca con una consapevolezza invidiabile.
Stasera per dire: sapeva di poter contare anche su un ritorno, sapeva che continuando a giocare con quella qualità avrebbe comunque creato dei problemi al Milan, sapeva che ci sarebbero state altre gare, altrettanto importanti, ma ci pensa soltanto dopo il 90esimo. L’Inter stasera ha prodotto diverse palle gol con Correa, con Frattesi, con Darmian, con Carlos Augusto. E’ questa la forza di quest’anno dei nerazzurri. E’ questo il surplus che è riuscito a dare Inzaghi. Quella voglia di rimanere attaccati a tutto fino alla fine. Quella voglia di provarci fino in fondo in tutti i fronti. Senza dover scegliere, rischiando. Ma rischiando in maniera consapevole: contando sulle proprie virtù.
