Juventus, parla Thiago Motta: "Serviva più tempo e meno infortuni ma non è stato un fallimento"

Ai taccuini del Corriere della Sera ha parlato in esclusiva l’ex tecnico della Juventus Thiago Motta, esonerato dal club bianconero lo scorso 23 marzo: “Per me è difficile fare già un’analisi di ciò che è successo. Sono deluso perché non è andata come speravo, soprattutto in Coppa Italia e Champions. Ma non sono d’accordo quando sento parlare di fallimento: il nostro lavoro è stato interrotto quando eravamo a un punto dal quarto posto in classifica che era ad inizio stagione l’obiettivo prioritario. Quando ho accettato questo lavoro, sapevo che sarebbe stato un progetto triennale, fondato su una rivoluzione della squadra. Ma su bere che in squadre come la Juve bisogna vincere”.
Si rimprovera qualcosa?
“Ho sempre analizzato quello che si è fatto male, ma anche dopo una vittoria penso che si possa cambiare qualcosa. Non è che quando si vince tutto perfetto. Tante cose le rifarei tante cose le cambierei. Ad esempio, nelle ultime due partite abbiamo giocato male e quindi cambierei le mie scelte. Non accetto però che si butti via tutto il lavoro. Eravamo una squadra tutta nuova, falcidiata degli infortuni che stava per raggiungere l’obiettivo prefissato”.
Aveva contro lo spogliatoio?
“Queste sono cose che mi danno fastidio. Possono criticarmi come allenatore, ma chi dice che avevo lo spogliatoio contro è un bugiardo. Sono cose inaccettabili. Mai nessuno con cui ho lavorato ha detto pubblicamente di avere avuto problemi con me. Avevo un buon rapporto con tutti dal punto di vista professionale e umano, basato sul rispetto e la chiarezza. Poi è normale che chi gioca meno possa essere meno contento, ma ma credo di aver dimostrato che chi non gioca oggi può farlo in seguito. In questo periodo ho dovuto ascoltare non critiche tecniche ma attacchi personali. Giudicatemi come allenatore, criticate le mie scelte sul campo, però non accetto gli attacchi personali fondati su maledicenze”.
C’è stato un litigio alla fine con Giuntoli?
“Non ho mai avuto un litigio con il direttore. Lui non mi ha mai detto le frasi che si sono lette”.
Come spiega la rottura con Danilo?
“Quando è stato con noi, è sempre stato il nostro capitano. Stavano emergendo giocatori come Savona, era una concorrenza importante che Danilo ha sempre accettato. Il nostro è stato un rapporto normale tra un giocatore e un allenatore. Poi è finito. Va detto che l’obiettivo e il compito del club era anche quello di ringiovanire la rosa”.
Quanto ha pesato l’infortunio di Bremer?
“È chiaro che tutti i giocattoli sono importanti, però Bremmer per questa squadra è fondamentale in tutti i sensi. Con lui in campo abbiamo fatto sei clean sheet. Gleison è un giocatore importantissimo ed è chiaro che senza di lui tutto è stato molto più difficile”.
Cosa è successo con Koopmeiners?
“È stato caricato fin da subito di troppe attese. Il costo del suo acquisto ha caricato le aspettative. Ma sono sicuro che saprà fare sempre meglio perché è un giocatore di alto livello. Se mi aspettavo parole di riconoscenza da lui? I social alterano molto la realtà: oggi tutto quello che non si dice pubblicamente se non esiste. Io ho ricevuto molti messaggi da parte di calciatori in privato, messaggi di riconoscenza per quello che abbiamo fatto insieme. Sono stati molti, non solo Koop. Vlahovic? Lui ha un ragazzo intelligente, capace di discutere e condividere le scelte. Avevamo un buon rapporto, ma è normale che pesi il fatto di scendere in campo o meno. Quando non giocava non era felice ma ha avuto sempre rispetto per le mie scelte, ha continuato a lavorare e quando è entrata in campo ha fatto il suo, dando il massimo cercando di aiutare la squadra”.
Cosa ha sentito quando è andato via dalla Continassa?
“Ero triste perché quando ho accettato questo lavoro, immaginavo che andassi in un altro modo. Però è stata una grande esperienza, sia a livello professionale che umano. Ora starò un po’ con la mia famiglia, ma sono pronto a tornare per poter sposare un altro progetto”.
È stato un errore cambiare tanti capitani?
“All’inizio era Danilo. La Juve è nata con un progetto nuovo con tanti cambiamenti e nuovi giocatori in squadra. Dopo il brasiliano, dovevo trovare il giocatore giusto per quel ruolo, perché per me il capitano non è un gioco. Lo sarebbe stato certamente Bremer, poi la scelta è caduta sul Locatelli”.
Vuole dire qualcosa ai tifosi?
“Vi ringrazio per quello che abbiamo vissuto insieme. La Juve è una grande squadra ha bisogno di vincere, non basta partecipare. In 25 anni di calcio ho imparato che per vincere serve fiducia serve chiarezza e serve che alla fine ognuno di noi assuma fino in fondo le proprie responsabilità. Questa squadra avrebbe avuto bisogno di meno infortuni e più tempo, ma penso che quello che abbiamo seminato resterà. Ai tifosi, quindi dico grazie per esserci stati vicini, anche criticamente, ma sempre con grande amore”.
