Roma, Ranieri: "Ho rimesso le cose al loro posto. Mi aspetto una Juve aggressiva"

Claudio Ranieri, tecnico della Roma, ha parlato ai microfoni di DAZN dopo la conferenza stampa odierna in vista del match contro la Juventus. Ecco le sue parole
Mi dà un ricordo di Roma-Juventus non per forza legato alla sua carriera da allenatore e da tecnico della Roma?
"Ma è difficile adesso, io poi ho poca memoria. Figuriamoci di tornare indietro. Proprio la partita, le partite no, mi posso ricordare nella Juventus, parlo poi di 64', Nicolè, Sivori. Sivori con quei calzettoni tirati giù che dribblava, o Manfredini dalla parte nostra, Lo Iacono, Losi, Panetti o Cudicini. Insomma, sono ricordi più dei nomi che della partita in sé per sé".
Dal passato al presente, i giocatori continuano a ripetere che il premiere ha portato tranquillità. In cosa si traduce questo concetto di portare serenità in uno spogliatoio di un club importante come la Roma?
"Rimettere le cose un pochino in ordine, dando la giusta importanza alle cose importanti. Cercare di essere squadra, che è una cosa non facile, no? Perché quando ci sono buonissimi giocatori si potrebbe un pochino uscire fuori tema. Il calcio è uno sport di squadra. Sembra stupido dirlo e ricordarlo, ma è la verità. Uno da solo non riesce a fare nulla. Con l'aiuto dei propri compagni si possono fare buone cose. Quello che ho cercato di fare è riportare autostima nei ragazzi. Perché quando tu cerchi di vincere e cominci a perdere o a pareggiare, non ti riesci. Piano piano perdi la sicurezza dentro di te. Ecco, io ho cercato di riportare autostima, sicurezza, serenità, voglia di fare, voglia di lottare. Tante piccole cose che tutte insieme portano ai risultati che la Roma sta facendo".
Rischia di mettere un po' in secondo piano quello che è il lavoro sul campo, anche dal punto di vista difensivo, visto quello che stanno dicendo i numeri nelle ultime settimane?
"Beh, lei mi ha chiesto che cosa ha portato. Ha portato questo aspetto psicologico. Poi, il fatto del campo lo vedono tutti. Io ho parlato di una cosa che non si può vedere, ma i ragazzi sentono. Quello che poi facciamo in campo lo vedete tutti voi, lo analizzate, lo vivisezionate con le vostre moviole, schemi, controschemi, per cui quello lo vedono tutti".
Quanto è importante nel calcio sorridere?
"Ma io credo che ognuno di noi deve essere se stesso. Tu non puoi sorridere se dentro di te sei arrabbiato. Mi si legge in faccia quello che sono. Non so fingere, per cui se mi arrabbio lo vedono subito tutti. Se sono sereno, tranquillo, sorridente, si vede. Io credo che ognuno di noi deve essere se stesso. Quando tu stai davanti a 20-25 giocatori, come siamo noi allenatori di calcio, non puoi fingere, perché dall'altra parte i giocatori se ne accorgono subito. Per cui è meglio essere chiari, leali, coerenti, che sono tutte cose difficili da fare, perché un conto a dire è un conto a fare. Che poi chi gioca pensa sempre a non mi vede, a perché io sto meglio, perché giustamente il giocatore si sente sempre partecipe, sempre pronto. Però un allenatore sa se quel giocatore sta in piena forma o non sta in piena forma, se in quella partita va bene lui o è meglio un altro, perché ogni giocatore ha una caratteristica. Allora è importante poi che tutte queste caratteristiche diventino una squadra".
Dybala è a Trigoria, sarebbe stata probabilmente la sua partita per per mille motivi. Quanto è come la sua presenza fisica qui tra voi può aiutare anche gli altri compagni per finale di stagione?
"Sì, beh, aiuta perché vedere Paulo tutti i giorni qua e poi è sorridente anche lui, no? Perché sa che, va bene, è successo questo, però già sta pensando al recupero, no? Ed è importante perché lo vedi che è attaccato a noi, attaccato ai suoi compagni e cerca di trasmettere la sua positività".
Quanto cambia la Roma senza Saelemaekers domenica?
"Beh, io credo sempre che, sì, ogni giocatore appunto apporta il suo, però ci sono diversi buonissimi giocatori che possono apportare le loro qualità. Ecco, come sempre, affrontare una squadra reduce da un cambio di allenatore porta mille insidie, mille novità".
Che Juventus ha visto contro il Genoa e che Juventus si aspetta all'Olimpico?
"Mi aspetto una squadra di Tudor, cioè un allenatore che vuole andare subito dalla parte opposta come sono io, no? Amiamo andare in verticale, non amiamo molto il palleggio, ci piace dare emozioni al pubblico, per cui mi aspetto una Juventus determinata, verticale, e questo è quello che mi aspetto".
Milan-Fiorentina, Atalanta-Lazio, Bologna-Napoli, Roma-Juventus, è il weekend dopo il quale si comincia davvero a vedere la classifica?
"Non lo so, io credo e spero che fino all'ultimo sia un campionato avvincente. Lo è fino adesso perché nessuno si sta portando lo scudetto da casa, nessuno la Champions League, nessuno l'Europa League e la Conference League. Per cui anche dietro c'è una bella lotta per la salvezza, per cui io credo che sia veramente un buon campionato".
Serviva un campionato così anche come spot per il calcio italiano? Lei che ha vissuto tantissime esperienze anche all'estero?
"Io credo che lo spot per il campionato italiano dentro di noi ce l'abbiamo, ce l'abbiamo tutti perché noi siamo tifosi e abbiamo bisogno del calcio. Per andare poi come spot internazionale abbiamo bisogno di più squadre in Europa che facciano bene come facevano una volta".
