Chiusa la porta Paratici, non sarà lui il nuovo direttore sportivo del Milan: decisive le clausole per uscire dal contratto. E adesso come cambia la strategia dei rossoneri? Possibile non affidarsi a Tare solo per una "guerra" interna?

Fabio Paratici non sarà il nuovo direttore sportivo del Milan. La notizia è fresca, freschissima, e anche per certi aspetti inaspettata, visti gli incontri degli ultimi giorni e la fumata bianca che in alcuni momenti sembrava essere davvero a un passo. L'accordo però non è stato trovato, e guardando bene allo stato delle cose non è invece difficile capire il perché, vista innanzitutto i 30 mesi di inibizione per l'inchiesta plusvalenze che il dirigente finirà di scontare solo il prossimo 20 luglio. Fino a quella data non avrebbe potuto partecipare a riunioni con tesserati o con agenti sportivi, un fatto non certo da poco per uno che di mestiere fa il calciomercato. Sia chiaro, la volontà di Furlani e del Milan era quella di affidarsi a lui, ma chiaramente con una via d'uscita, ovvero la clausola per risolvere il contratto in caso di condanna penale dello stesso Paratici al termine del processo in corso per l'inchiesta PRISMA. L'ex Juventus non ha mai aperto del tutto all'inserimento di questa clausola e parte proprio da lì il dietrofront che si è concretizzato poco fa.
Come cambia la strategia del Milan.
E adesso cosa farà Furlani? Come è logico che sia l'amministratore delegato del Diavolo inizierà a guardare altrove e i nomi ai quali dovrebbe rivolgersi sono principalmente tre. Il primo è quello di Igli Tare, profilo già valutato a lungo prima che la decisione finale virasse poi su Paratici, mentre gli altri due sono Giovanni Manna, attualmente al Napoli, e Tony D'Amico, direttore sportivo dell'Atalanta. In merito a questi ultimi due i discorsi sono molto complicati, visto che né gli azzurri né i bergamaschi hanno intenzione di separarsi dai loro dirigenti. Complicatissimo imbastire lo "scippo" e per questo la via più semplice sarebbe quella che porta all'ex Lazio che già ai tempi in cui ha lavorato nella Capitale ha dimostrato di saper fare grandi cose anche con un budget sempre ristretto.
La "guerra" interna.
C'è però un problema legato a Tare. Nei giorni della lotta di potere tra Giorgio Furlani e Zlatan Ibrahimovic, che si è conclusa con il viaggio dell'italiano negli Stati Uniti, nella terra di Gerry Cardinale, che gli ha dato i pieni poteri per prendere la decisione sul nuovo dirigente da inserire nell'organigramma della società rossonera. Il nome su cui puntava Furlani era, appunto, Paratici, quello dello svedese era invece Tare e questo fa pensare che a causa di questa "guerra" interna l'ad possa avere qualche remore in più prima di fare questa scelta, ma la domanda che sorge spontanea è una sola: possibile che a causa di questo il Milan possa decidere di non puntare sull'albanese? La logica direbbe di no, ma spesso, nel calcio, i colpi di scena sono dietro l'angolo.
