Calori: "Quel gol alla Juventus è rimasto nella storia"
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A volte per assegnare uno Scudetto basta un gol. E se lo ricordano bene i tifosi di Juventus e Lazio, che nel 2000 vissero un finale thrilling, deciso proprio da una rete. E fu quella a Perugia contro i bianconeri di Alessandro Calori, protagonista della nuova puntata di Storie di Calcio su TMW Radio.
Cresciuto nelle giovanili dell'Arezzo, esordì nel calcio professionistico nel 1985, con il Montevarchi per poi passare nel 1989 al Pisa. Due anni dopo il salto di qualità con l'Udinese, con cui disputò 7 stagioni in Serie A, diventando anche capitano della squadra. Nella stagione 1999-2000 il passaggio al Perugia, allenato da Carlo Mazzone, ed eccolo entrare nella storia per quella rete della vittoria degli umbri contro la Juventus per 1-0, che sancì la vittoria del campionato da parte della Lazio. Poi le esperienze a Brescia e Venezia, dove ha chiuso la carriera nel 2004.
"Si ricordano sempre gli episodi, ma ho trascorso una vita in questo ambiente, che amo e mi piace rimanerci, anche da allenatore", ha confessato Calori. "Sono stato a Udine per tanti anni, abbiamo raggiunto traguardi impensabili. E non dimentico Pisa, dove ho iniziato, Montevarchi, sono tutte esperienze che mi hanno segnato. L'episodio che ancora tutti ricordano però è quello di Perugia-Juve. Una rete che portò lo Scudetto alla Lazio, e i tifosi biancocelesti mi hanno omaggiato nel tempo in tanti modi. Mi ricordo che mi invitarono all'Olimpico anni dopo per l'evento 'Di padre in figlio' e quando mi vide, lo stadio esplose di gioia. Sono cose che solo il calcio riesce a fare. I tifosi hanno rivisto in me qualcosa che gli ha regalato un momento straordinario".
"Io sono un tifoso juventino, è questa la cosa strana - ammette Calori -. Il mio idolo era Scirea, mio pare era bianconero, quindi da un lato mi è dispiaciuto per quella rete, ma nel calcio succede. Non pensavo che fosse un clamore così grande quel mio gol, ma negli anni sono stato sempre visto quello che ha fatto perdere lo Scudetto alla Juve e un erore per chi non tifava quei colori.
Ma ha anche raccontato il suo momento più bello nella carriera: "In realtà sono diversi. Difficilmente dormivo la notte prima di giocare, ero sempre nervoso. Ma mi ricordo bene soprattutto quella sfida all'Ajax con l'Udinese, perché rappresentavo il popolo friulano in tutto e per tutto. Dietro di me percepivo un popolo ed era una responsabilità enorme. Arrivai a Udine che era in Serie B. Però tempo dopo dissi che non me ne sarei andato via se non dopo aver portato la squadra in Coppa UEFA. Era una sfida che avevo lanciato e sono arrivato a giocare per questo obiettivo. Con l'Ajax è stato davvero il momento più emozionante, è stato regalare un qualcosa a me stesso e a tutto il popolo friulano. Non c'erano riusciti neanche con Zico o Causio, e questo rende quella sfida ancora più importante".
Ovviamente un pensiero a chi lo ha diretto in campo: "Ho sempre avuto bei rapporti con i miei allenatori. Il legame più forte è stato però con Zaccheroni, Mazzone, ma anche Benvenuto, che mi fece iniziare questa carriera. Ma davvero, ho imparato da tutti i tecnici che ho avuto, da Scoglio a Bigon, passando per Guidolin". Mentre sui patron ha svelato: "Di presidenti vulcanici ne ho avuti, litigai con Corioni, che però mi chiamò a Brescia tempo dopo ad allenarlo. Ho avuto anche Gaucci, tutti presidenti che non ci sono più".
E poi tanti ricordi di avversari e compagni, da Diego Maradona ("A Napoli capii quanto contava per quella gente") a Roberto Baggio ("Un ragazzo semplice, che soffriva per le sue ginocchia ma era un piacere vederlo giocare. Un fuoriclasse vero"), passando per Gabriel Omar Batistuta ("Aveva una potenza fisica e una determinazione impressionanti") e Ronaldo ("Era immarcabile, da solo riusciva a superare una difesa intera").
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