Parma, dal 2020 di Kyle Krause. Ha investito 400 milioni, ma due soli anni in A

Il Parma è di proprietà al 99% da Krause Group Italia, la holding presieduta da Kyle Krause, entrato in società nel settembre del 2020. Rimane una piccola parte, l’1%, a Parma Partecipazioni calcistiche
"Le proprietà straniere? Per fortuna". Le parole di Giuseppe Marotta di ieri elogiano chi è arrivato nel corso degli anni per dare sostenibilità al calcio italiano. "Immaginiamo che una città evoluta come Milano, tra le 2-3 più importanti d’Europa, ha due club di proprietà straniera. E meno male: immaginate in quali difficoltà ci saremmo trovati senza Zhang e Oaktree da un lato, Elliott e RedBird dall’altro. Nel 2011 tutte le proprietà della Serie A erano italiane, oggi sono per la maggior parte straniere: abbiamo vissuto a un’involuzione del modello imprenditoriale. Venivamo dal mecenatismo, all’epoca si dava assoluta priorità all’aspetto sportivo su quello economico".
La storia
Dopo il fallimento del 2015, il Parma riparte dalla Serie D con due società: Nuovo Inizio e Parma Partecipazioni Calcistiche, quest’ultima una sorta di azionariato diffuso. Nel 2017 la cessione delle quote al gruppo Desports, di Jiang Lizhang, che ha quote anche in Granada e Chongqin Lifan, oltre ai Minnesota Timberwolves. Nel 2018, ben prima del Covid, Nuovo Inizio riprende il controllo del club fino a settembre 2020, quando Krause rileva il 90% per 26,990 milioni di euro. A ottobre del 2024 sale al 99%, liquidando del tutto Nuovo Inizio, per altri 2,16 milioni.
I risultati
Il Parma è riuscito a passare dalla D alla A senza pagare dazio, ma lo ha fatto successivamente. Perché la gestione Krause, almeno quella tecnica, non ha mostrato una particolare solidità. Finora ha investito oltre 400 milioni in quattro stagioni, con una retrocessione e tre campionati di Serie B, più quello in corso che sarà ancora da valutare. Insomma, nel computo dare e avere non è al top, perché non è ancora riuscito a svoltare dal punto dei vista dei risultati. C’è da dire che in Emilia c’è chi ci ha impiegato quasi un decennio, come Saputo.
Il futuro
Passa tutto dalla voglia della proprietà di investire. È chiaro che in questo momento un progetto come il Parma non è sostenibile, anche se c’è una nuova mentalità: quella di scegliere giocatori giovani e che possano essere future plusvalenze, dando risultati anche sul campo. La prima parte non è sbagliata, la seconda per ora latita. Poi certo, i gioielli ci sono: i Bernabè, i Bonny, i Man. Però i bilanci positivi passano, oltre che dal player trading, anche da quello che succede sul campo.
