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Marotta ringrazia le proprietà straniere. Vero, ma è per incapacità degli italiani

Marotta ringrazia le proprietà straniere. Vero, ma è per incapacità degli italianiTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
ieri alle 09:15Serie A
di Andrea Losapio

"Le proprietà straniere? Per fortuna". Le parole di Giuseppe Marotta di ieri elogiano le proprietà straniere. "Immaginiamo che una città evoluta come Milano, tra le 2-3 più importanti d’Europa, ha due club di proprietà straniera. E meno male: immaginate in quali difficoltà ci saremmo trovati senza Zhang e Oaktree da un lato, Elliott e RedBird dall’altro. Nel 2011 tutte le proprietà della Serie A erano italiane, oggi sono per la maggior parte straniere: abbiamo vissuto a un’involuzione del modello imprenditoriale. Venivamo dal mecenatismo, all’epoca si dava assoluta priorità all’aspetto sportivo su quello economico". Ma è proprio così?

La risposta economica è sì, è proprio così. La risposta reale è no, non è così. Inter e Milan, grazie a Moratti e Berlusconi, hanno sempre speso tantissimi soldi, ripianati dall'azionista di maggioranza. Questo è il mecenatismo di cui parla Marotta. Ed è stata la nostra potenza degli anni novanta, ma anche il nostro grandissimo problema successivamente. Tutti spendevano soldi per i calciatori e non per rendere equilibrato un club. D'altro canto le nostre squadre fatturavano dai 150 ai 200 milioni, in linea con il Real Madrid. Quindi perché preoccuparsi? Poi però le merengue e il Barça, ma anche i club inglesi, hanno alzato il tiro.

Le nostre big, invece di creare un campionato interessante, dove tutti potevano vincere, si sono ben guardate dall'essere messe in discussione. Si sono chiuse nel loro piccolo mondo antico di soldi in Champions, di giocatori famosi (e vecchi, perlopiù) perdendo di vista l'obiettivo finale. Cioè quello di rimanere, come Lega, la migliore al Mondo. È indubitabile che lo fossimo nei primi anni 2000, quello delle sette sorelle. Ma che vincessero più o meno sempre le stesse, cioè Juventus e Milan, un'incursione qui e là dell'Inter, la Sampdoria dei bei tempi di Mantovani e Boskov, Roma e Lazio, mentre Parma e Fiorentina sono rimaste a secco.

Le proprietà straniere sono arrivate perché hanno portato più soldi a spendere e investire (e ripianare), mettendo però un freno alla corsa agli armamenti. Qui sono gli stipendi, che a un certo punto erano i più alti d'Europa anche se i fatturati non riflettevano questo andamento. La realtà è che la Bundesliga è competitiva quanto noi e non ha gli stessi soldi. La Liga uguale, al netto delle tre grandi. Solo la Premier League è davanti anni luce a tutti, purtroppo o per fortuna, ma hanno creato una sorta di NBA con le retrocessioni, dove può vincere il Leicester, sì, ma arrivare al quarto posto Aston Villa o Nottingham Forest - anzi, diventa un consuetudine - il Newcastle diventare grande senza che gli arabi spendano e spandano.

La realtà è che le proprietà straniere sono arrivate per incapacità dei nostri dirigenti di evolversi. Da un calcio poetico, bellissimo, a quello del business. Dove se qualcuno ti dà un budget devi rispettarlo, anche facendo nozze con i fichi secchi. Attenzione, Marotta lo ha sempre fatto. Era contrario all'acquisto di Cristiano Ronaldo. Aveva creato una Juventus straordinaria sia in campo che nei conti. Quindi sì, c'è un fondo (americano) di verità nelle parole del presidente dell'Inter. Ma la realtà è che paga le gestioni precedenti, non come i politici, e non se ne lamenta, non come i politici. Anzi, ringrazia Oaktree perché altrimenti per i nerazzurri sarebbero stati problemi davvero grossi. Chiedere a chi gravitava la Pinetina nel 2021 per ulteriori conferme.

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