La Palestina richiama FIFA e CIO: "Israele ha ucciso 560 sportivi e distrutti i nostri impianti"
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La Federcalcio Palestinese ha pubblicato sui propri canali ufficiali un aggiornamento sull’alto prezzo pagato non solo dal popolo palestinese, ma anche dal calcio del paese a causa dell’invasione, all’indomani dell’attacco di Hamas del sette ottobre 2023, di Gaza - e successivamente della Cisgiordania - da parte di Israele che ha ucciso oltre 48 mila persone e causato il ferimento di oltre 110 mila palestinesi. Nel comunicato si evidenziano inoltre, per l’ennesima volta, tutte le violazioni che lo stato di Israele ha commesso nell’ultimo anno e mezzo richiamando le organizzazioni sportive internazionali a prendere una posizione nei confronti della Federcalcio israeliana viste le violazioni sistematiche degli obblighi importi dallo statuto della FIFA e della Carta Olimpica.
"Dall'ottobre 2023, l'occupazione israeliana ha condotto una campagna genocida a Gaza, con conseguenze in tutto il territorio occupato della Palestina. Esempi di ciò sono stati le uccisioni, la distruzione, la fame e la pulizia etnica. Ciò ha avuto un impatto diretto sugli atleti e sulle infrastrutture sportive palestinesi. Ciò include calciatori palestinesi uccisi, feriti e resi disabili, nonché stadi e altre infrastrutture sportive trasformati in centri di detenzione e tortura, nonché la loro distruzione.
Dal punto di vista sportivo, una delle prime misure adottate dalla PFA è stata quella di sospendere l'attività calcistica in tutta la Palestina, al fine di proteggere la comunità calcistica palestinese dagli attacchi condotti dalle forze di occupazione israeliane o dai coloni israeliani. Ciò ha colpito circa 1500 calciatori appartenenti alle diverse divisioni del campionato palestinese, sia in Cisgiordania che a Gaza. Quei giocatori percepivano stipendi che ora sono stati sospesi, con conseguente forte aumento dei tassi di disoccupazione. Per molti giocatori ciò ha significato il ritiro dalle scene e un'intera generazione di calciatori in patria rischia di scomparire dagli archivi del calcio.
Le ultime statistiche mostrano che dall'ottobre 2023 sono state uccise oltre 560 persone nel settore sportivo, tra cui almeno 250 affiliate alla Palestine Football Association. A questa cifra si aggiungono migliaia di sportivi feriti e persone costrette a sfollare, tra cui persone scomparse, detenute dalle forze di occupazione o ancora intrappolate sotto le macerie.
I bombardamenti israeliani hanno distrutto in maniera massiccia le infrastrutture sportive, tra cui la sede centrale della Palestine Football Association (PFA) e del Palestine Olympic Committee a Gaza, nonché diverse sedi di club palestinesi. Ci sono diversi stadi trasformati in rifugi per sfollati interni, tra cui lo stadio Mohammad Al Durrah e lo stadio Palestine, oltre al famigerato caso dello stadio Yarmouk, trasformato in un centro di tortura e detenzione prima di essere distrutto dopo il ritiro delle forze di occupazione israeliane.
L'aggressione israeliana è continuata nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme; la sede del Jenin Camp Youth Center, il Nur Shams Camp Center a Tulkarem, la sede del Tulkarem Center Club e lo stadio sportivo Beitunia sono stati attaccati dalle forze di occupazione israeliane, mentre la sede dell'Issawiya Club, a est di Gerusalemme, ha ricevuto un ordine di demolizione. La PFA ha ricevuto numerose segnalazioni di distruzione di proprietà, infrastrutture e altri servizi forniti dal settore calcistico in Palestina. Il riepilogo dei danni provocati dall'occupazione israeliana comprende 265 impianti sportivi completamente o parzialmente distrutti, tra cui 23 stadi, 35 palestre, 58 sedi amministrative di club sportivi e 12 stadi FIFA di proprietà della PFA.
Il ruolo degli atleti israeliani nel genocidio: lo sport come strumento per normalizzare i crimini.
Dall'ottobre 2023, il Comitato Olimpico Israeliano e diverse associazioni, tra cui la Federazione calcistica israeliana, hanno incoraggiato i crimini commessi dall'occupazione israeliana. Allo stesso tempo, diversi atleti, tra cui calciatori, hanno preso apertamente parte alla guerra genocida israeliana a Gaza. Ciò avviene mentre le autorità di occupazione israeliane continuano a utilizzare lo sport come strumento per normalizzare l'annessione illegale del territorio palestinese occupato dal giugno 1967, anche attraverso la costruzione di stadi e strutture sportive a beneficio degli insediamenti coloniali israeliani illegali e la federazione delle loro squadre nel campionato israeliano.
Dall'inizio della guerra genocida nell'ottobre 2023, la Federazione calcistica israeliana ha aumentato il numero di club federati provenienti da insediamenti coloniali illegali da sei a nove, con una crescente ingerenza dell'establishment politico israeliano nelle questioni calcistiche. In uno di questi ambiti, il ministro degli Esteri israeliano ha minacciato pubblicamente il presidente della Palestine Football Association per il lavoro svolto a livello di FIFA e CIO per la tutela dei diritti sportivi palestinesi.
La Federazione calcistica israeliana consente a questi club di insediamento di partecipare al campionato israeliano, il che costituisce una flagrante violazione degli articoli 3, 4, 11(1), 71(2) e 72 dello Statuto FIFA del 2022. La FIFA, i suoi statuti, le sue norme disciplinari ed etiche proibiscono esplicitamente il sostegno ad azioni che violano i diritti umani e il diritto internazionale, come chiarito negli articoli 2, 3, 5 e 47 degli Statuti, nonché nell'articolo 5 del Codice di condotta".
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