
Federico Buffa: "Grosso rappresenta un modo di stare nel professionismo complesso da ritrovare"
Il Sassuolo viaggia a ritmi spediti verso la Serie A. Grande merito anche al lavoro di Fabio Grosso che ha saputo plasmare una squadra coesa, partendo dalle fondamenta. Il tecnico, che ha vinto il campionato di Serie B alla guida del Frosinone due anni fa, sta per concedere il bis. Federico Buffa, uomo di sport, giornalista e grande narratore dei nostri tempi, si è soffermato sul profilo del tecnico neroverde durante la 15esima puntata del podcast “Espresso Cadetto” su Radio Social Coast.
Ecco le parole di Buffa riprese da SassuoloNews.net: "Fabio Grosso rappresenta un modo di stare nel professionismo che è piuttosto complesso da ritrovare. Ovvio che tutto il mondo italiano lo ricorda perché ci ha fatto vincere un mondiale. Non è stato così forte da giocatore da essere ricordato come giocatore però se fai vincere un mondiale all'Italia te lo ricorderai per sempre. La serietà, l’approccio, l’etica, la capacità di insegnare calcio di un uomo che se incontrate troverete schivo, ma quando è sul terreno di gioco di schivo non c'è niente. Grandissima personalità, grandissimo approccio, una facilità impressionante di dare qualcosa ai giocatori che sono molto adatti darlo a lui. So cosa non ha voluto fare e tanti altri allenatori lo avrebbero fatto al posto suo perché a lui interessa l'idea di poter dare qualcosa indipendentemente dal compenso".
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Ancora Buffa che racconta un episodio con Grosso: "Voglio ricordare cosa mi ha detto lui quando stavo facendo la storia di Luigi Riva per Sky. E lui che non butta via una parola disse: 'forte, una presenza evidente, immanente, molto più grande di noi'. Non butta via niente, è lucido, una persona che stimo tantissimo. Non voglio entrare nel merito di cosa sta succedendo nel suo campionato però non sono sorpreso che la sua squadra gioca così".
Tra passato e futuro: "Lui pensava che a Frosinone non ci fossero le condizioni. Difficile per un allenatore dire sto fermo, lui dice che vuole allenare bene e che vuole un gruppo dove si possa lavorare bene, indipendentemente anche dalla categoria. Lui in Europa? Non lo so, per andare in Europa bisogna sapersi esprimere come in Italia a un gruppo che non parla la lingua. Insegnare calcio è lo stesso, poi la lingua conta. Ci sono passaggi in cui non gli basta essere quello che ti fa vedere che gol ha segnato contro la Germania, devi essere credibile anche verbalmente e probabilmente ora non è ancora pronto. Sono certo che avrà un'opportunità, bisogna vedere se lui con il tipo di modestia interiore che ha sia disposto a mettersi in discussione su una cosa in cui uno non pensa di dare il 100%”.







