
De Ketelaere, 100 giorni di buio: Atalanta, così non basta
Sono cento giorni di silenzio, cento giorni di attesa e di sospiri spezzati davanti a ogni pallone che sfiora il palo o muore tra le mani di un portiere. Charles De Ketelaere è entrato in un tunnel in cui le uniche luci sono quelle delle occasioni perse, delle giocate che non riescono e di una fiducia ormai sfilacciata. Un talento cristallino, che dopo aver accarezzato l’idea di trascinare la Dea ai vertici del calcio europeo, sembra improvvisamente essere ripiombato nelle ombre di una crisi più mentale che tecnica.
Quel ragazzo brillante, capace di accendere l’entusiasmo con un dribbling o un tiro improvviso, sembra adesso impaurito, ingrigito dal peso di aspettative che lui stesso aveva contribuito ad alimentare con un avvio di stagione da autentico fuoriclasse. Non è un problema di gambe, né di piedi. È qualcosa di più profondo, un meccanismo psicologico inceppato che non trova più il clic per ripartire.
Nessuno può mettere in dubbio il suo talento. Charles De Ketelaere ha dimostrato ampiamente di possedere tutto per essere decisivo: tecnica, intelligenza calcistica, e soprattutto quella personalità che adesso sembra essere svanita nel nulla. Gasperini lo sa, e continua a proteggerlo, consapevole che il destino della sua Atalanta è inevitabilmente intrecciato al recupero di questo ragazzo.
Otto partite, otto finali. Otto possibilità per ritrovare il giocatore che aveva fatto sognare Bergamo. Perché la Champions passa anche attraverso i suoi piedi e, soprattutto, attraverso il coraggio di superare un blocco mentale che rischia di trasformare una stagione promettente in una delusione dolorosa.
De Ketelaere, ora serve reagire. Per te, per l’Atalanta e per chi ha creduto in un campione che non può arrendersi così. Non adesso, non ancora.






