
A Terni due mesi dopo siamo punto e a capo: via Abate. E questa volta non ci sarà retromarcia
Dopo due mesi a Terni sono punto e a capo, ma questa volta l’intervento dei giocatori a difesa del tecnico probabilmente non sortirà un nuovo passo indietro da parte del presidente Stefano D’Alessandro che ormai da tempo era ai ferri corti con il tecnico Ignazio Abate nonostante il secondo posto in classifica e un distacco dalla capolista, cinque punti, che lascia ancora speranza alle Fere di conquistare il primo posto. E come a febbraio sulla panchina del club umbro arriverà quel Fabio Liverani che aveva già allenato la squadra in Serie B nel 2017 conquistando la salvezza.
Se a febbraio la goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stata la compilazione della lista per la seconda parte di stagione, con l’esclusione del figlio del patron Mattya Alessandro (che non trovò conferme e venne smentita dallo stesso numero uno), questa volta la causa scatenante è il pesante 4-1 subito contro una Lucchese che vive pericolosamente sull’orlo del fallimento e ormai da mesi non riceve stipendi. Non si tratta però di un esonero legato a un progetto naufragato – nonostante anche il direttore sportivo Carlo Mammarella sia stato sollevato dall’incarico -, ma di una decisione che il proprietario covava da tempo visto che con Abate la scintilla non era mai scoccata e il rapporto fra le parti, che in questi mesi è andato avanti con le sembianze di una pace apparente, non è mai decollato per non dire che sia sempre stato prossimo all’inesistente.
D’Alessandro ha così deciso che era tempo di andare per la propria strada, questa volta senza ripensamenti, convinto che il cambio d’allenatore possa dare la scossa per rimontare la Virtus Entella e conquistare la promozione diretta in Serie B. Prendendosi anche una responsabilità importante di fronte alla squadra, che bisognerà capire come reagirà a questo nuovo esonero vista la compattezza dimostrata ad Abate in questi mesi, e alla piazza affidandosi a un tecnico di fiducia come l’ex centrocampista azzurro e probabilmente anche a un nuovo direttore sportivo che sia in maggiore sintonia con la proprietà.
Per Abate resta l’amaro in bocca per un’altra storia finita, come quella con il Milan che non lo scelse – probabilmente pentendosi – per l’avventura in Serie C della sua seconda squadra, a causa di decisioni prese dall’alto e che poco hanno a che fare con il rendimento delle sue squadre in campo o sul suo lavoro.
Se a febbraio la goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stata la compilazione della lista per la seconda parte di stagione, con l’esclusione del figlio del patron Mattya Alessandro (che non trovò conferme e venne smentita dallo stesso numero uno), questa volta la causa scatenante è il pesante 4-1 subito contro una Lucchese che vive pericolosamente sull’orlo del fallimento e ormai da mesi non riceve stipendi. Non si tratta però di un esonero legato a un progetto naufragato – nonostante anche il direttore sportivo Carlo Mammarella sia stato sollevato dall’incarico -, ma di una decisione che il proprietario covava da tempo visto che con Abate la scintilla non era mai scoccata e il rapporto fra le parti, che in questi mesi è andato avanti con le sembianze di una pace apparente, non è mai decollato per non dire che sia sempre stato prossimo all’inesistente.
D’Alessandro ha così deciso che era tempo di andare per la propria strada, questa volta senza ripensamenti, convinto che il cambio d’allenatore possa dare la scossa per rimontare la Virtus Entella e conquistare la promozione diretta in Serie B. Prendendosi anche una responsabilità importante di fronte alla squadra, che bisognerà capire come reagirà a questo nuovo esonero vista la compattezza dimostrata ad Abate in questi mesi, e alla piazza affidandosi a un tecnico di fiducia come l’ex centrocampista azzurro e probabilmente anche a un nuovo direttore sportivo che sia in maggiore sintonia con la proprietà.
Per Abate resta l’amaro in bocca per un’altra storia finita, come quella con il Milan che non lo scelse – probabilmente pentendosi – per l’avventura in Serie C della sua seconda squadra, a causa di decisioni prese dall’alto e che poco hanno a che fare con il rendimento delle sue squadre in campo o sul suo lavoro.
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