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Dalla Lazio al sogno Liga: Lisci racconta il suo miracolo MirandésTUTTO mercato WEB
© foto di Federico Titone
ieri alle 15:00News
di Niccolò Di Leo
per Lalaziosiamonoi.it

Dalla Lazio al sogno Liga: Lisci racconta il suo miracolo Mirandés

Vola il Mirandés in Segunda Division spagnola. Una piccola realtà che oggi è quarta in campionato a soli due punti di distanza dall'Elche primo in classifica. La squadra allenata da Alessio Lisci sogna di conquistare la Liga, con il suo tecnico - ex allenatore del settore giovanile della Lazio - che si sta rendendo artefice di un vero e proprio miracolo. Intervenuto ai microfoni di Tuttomercatoweb.com, proprio Lisci ha parlato del cammino che sta facendo con la sua squadra e del suo percorso. 

"Ho cominciato facendo un tirocinio con la Primavera, poi da lì ho cominciato a lavorare nel settore giovanile, dal calcio a 8, fino ad arrivare ad allenare la prima squadra facendo tutta la trafila. Un'esperienza importante dato che è stata la prima in una prima squadra, per giunta in Liga. Battere l'Atletico Madrid? Molto bello. Più che per Simeone che è un grandissimo allenatore, per il modo con il quale abbiamo vinto, senza praticamente soffrire mai. Quando lavori bene arrivi a toglierti belle soddisfazioni, quell'anno abbiamo battuto anche il Villarreal che aveva appena eliminato la Juventus in Champions League, la Real Sociedad che stava facendo un grandissimo campionato. Poi con le grandi devi avere anche la fortuna che non siano in giornata, o di incontrarle quando hanno incontri europei ravvicinati che le possano distrarre. E' un mix di cose: bisogna lavorare bene e cercare di fare la tua partita ovunque. Facevamo un calcio a tratti bello e simile a quello del Mirandés di quest'anno". 

UNA PARTENZA DRAMMATICA - "In tutti questi anni la mia società ha avuto il budget di molto più basso rispetto a tutta la categoria e sostanzialmente vive di prestiti. Ogni estate in pratica ricominci da zero. Il precampionato della scorsa stagione già era stato duro per il numero di elementi a disposizione al via del precampionato. Però almeno avevamo preso subito diversi giocatori arrivando ad avere subito 11 giocatori a disposizione. Quest'anno? Il problema è che questa estate con le Olimpiadi, gli Europei e la Copa America di mezzo i tempi per i trasferimenti si sono tutti allungati, abbiamo fatto gran parte della preparazione con 6 giocatori. L'ultima settimana dovevamo esordire contro il Cordoba, abbiamo fatto 5 acquisti arrivando a 11 giocatori di movimento più due portieri. In pratica avevamo un solo giocatore di movimento in panchina, più i ragazzi della seconda squadra aggregati, che gioca in quella che in Italia sarebbe la Promozione. A fine stagione qualche ragionamento lo avevo fatto sul fatto di proseguire o meno come sempre, ma la società ha mostrato grande fiducia in me dicendomi che il progetto ruotava attorno al mio lavoro. Quando poi accetto di cominciare, non abbandono la barca, lavoro con i giocatori che ho. Ho cercato di fare del lavoro individuale con i pochi che c'erano tirando avanti il precampionato". 

COME SONO ARRIVATI A QUESTO LIVELLO - "All'inizio siamo andati sul pratico, cercando di concedere poco sfruttando le nostre chance in contropiede e sui calci piazzati, rimanendo così agganciati in classifica. Per le prime giornate eravamo in piena costruzione della squadra e non è stato facile. Non solo dal punto di vista tattico o delle conoscenze, ma anche per il mercato, dato che cercavamo giocatori per arrivare a 17-18 elementi in rosa e fare degli allenamenti normali. Poi certi prestiti in posizione chiave li abbiamo indovinati ed ora siamo messi bene in classifica. La promozione è realmente una cosa folle da pensare. Ora vedo che anche in Italia si comincia a capire un po' la dimensione di quello che stiamo facendo, ma stiamo parlando davvero parlando di una cosa impossibile per quello che era il budget. Qui davvero la salvezza è l'unico obiettivo e già quella era considerata un'impresa. Poi fortunatamente nel calcio ci sono delle stagioni dove va tutto bene e ci sono delle imprese. Speriamo di farla diventare una favola che rimanga negli annali". 

LA SUA IDEA DI CALCIO - "Presi il Levante quando aveva fatto il record di partite in Liga senza vincere, aveva 7 punti. Poi ho preso il Mirandes e per due stagioni praticamente non abbiamo fatto precampionato, con la squadra con meno budget della categoria. Questo per dire che non ho avuto altra opzione che quella di adattarmi. Se guardate il Mirandes dell'anno scorso e quello di quest'anno, da fuori verrebbe difficile dire che ci sia lo stesso allenatore alla guida. Poi se dovessi avere una squadra dove potessi scegliermi i giocatori allora sarà differente, per ora l'unica soluzione è adattarsi. In linea generale mi piace pressare alto, cerco di fare un buon calcio, ma deve essere sempre fine ai risultati. Soprattutto per uno come me che non è stato un giocatore professionista qualsiasi passo falso assume un peso importantissimo. I risultati li devi portare sempre a casa. Mi ispiro un po' a tanti, seguo un po' tutto il calcio a livello internazionale. In Italia ho avuto la fortuna di vedere da vicino Spalletti, Italiano, che sono due grandissimi allenatori. In Spagna Ancelotti, Xavi, Iraola e molti altri che mi interessavano. Vedere certi allenatori all'opera ti dà sempre un plus. Futuro? Per me non è essenziale né tornare in Italia, né rimanere in Spagna. La cosa fondamentale è quella di crescere e di allenare in una società con un buon progetto. E' indifferente il Paese, fortunatamente parlo spagnolo e inglese, posso dunque muovermi".