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Alessio Lisci, sogno folle al Mirandés: "Voglio la Liga, in estate avevo 6 giocatori"TUTTO mercato WEB
© foto di Federico Titone
ieri alle 11:41Serie A
di Daniele Najjar

Alessio Lisci, sogno folle al Mirandés: "Voglio la Liga, in estate avevo 6 giocatori"

Non ti fermare, Mirandés! Sempre più forte si fa il sostegno e la simpatia dall'Italia per il piccolo club spagnolo allenato da un giovane tecnico italiano, il 39enne Alessio Lisci, che sta provando a centrare un'impresa unica nella propria storia, quella di centrare la sua prima promozione in Liga. Attualmente con i suoi 58 punti sarebbe qualificato ai playoff, ma dista un solo punto dal secondo posto (e solo due dal primo) che garantirebbe l'accesso diretto alla massima serie iberica e domani farà visita al Real Saragozza.

La redazione di TuttoMercatoWeb ha raggiunto proprio Alessio Lisci - che in Italia è partito come preparatore nelle giovanili della Lazio - per farsi raccontare il percorso fatto sia personalmente in Spagna, partendo dal Levante, che quest'anno con il Mirandés. Percorso che ha dell'incredibile per le condizioni nelle quali è nato, a dir poco proibitive anche solo per pensare di raggiungere l'obiettivo reale che era stato prefissato dal club in estate: quello della salvezza in Segunda Division.

Partiamo dalla suo approdo in Spagna e dalla 'scalata' al Levante. Ce la racconta?
"Ho cominciato facendo un tirocinio con la Primavera, poi da lì ho cominciato a lavorare nel settore giovanile, dal calcio a 8, fino ad arrivare ad allenare la prima squadra facendo tutta la trafila. Un'esperienza importante dato che è stata la prima in una prima squadra, per giunta in Liga".

Com'è stato battere l'Atletico di Diego Simeone al Wanda Metropolitano?
"E' stato molto bello. Più che per Simeone che è un grandissimo allenatore, per il modo con il quale abbiamo vinto, senza praticamente soffrire mai. Quando lavori bene arrivi a toglierti belle soddisfazioni, quell'anno abbiamo battuto anche il Villarreal che aveva appena eliminato la Juventus in Champions League, la Real Sociedad che stava facendo un grandissimo campionato. Poi con le grandi devi avere anche la fortuna che non siano in giornata, o di incontrarle quando hanno incontri europei ravvicinati che le possano distrarre. E' un mix di cose: bisogna lavorare bene e cercare di fare la tua partita ovunque. Facevamo un calcio a tratti bello e simile a quello del Mirandes di quest'anno".

Al Mirandes ha trovato una situazione particolare da gestire, centrando la salvezza lo scorso anno e facendo un percorso straordinario quest'anno. Cosa ci racconta?
"Parto dal precisare che in tutti questi anni la mia società ha avuto il budget di molto più basso rispetto a tutta la categoria e sostanzialmente vive di prestiti. Ogni estate in pratica ricominci da zero. Il precampionato della scorsa stagione già era stato duro...".

Perché?
"Per il numero di elementi a disposizione al via del precampionato. Però almeno avevamo preso subito diversi giocatori arrivando ad avere subito 11 giocatori a disposizione".

E quest'anno?
"Il problema è che questa estate con le Olimpiadi, gli Europei e la Copa America di mezzo i tempi per i trasferimenti si sono tutti allungati, abbiamo fatto gran parte della preparazione con 6 giocatori. L'ultima settimana dovevamo esordire contro il Cordoba, abbiamo fatto 5 acquisti arrivando a 11 giocatori di movimento più due portieri. In pratica avevamo un solo giocatore di movimento in panchina, più i ragazzi della seconda squadra aggregati, che gioca in quella che in Italia sarebbe la Promozione".

Viene spontaneo chiederlo: ha pensato a fare un passo indietro in quel momento? E come ha gestito quella situazione?
"Assolutamente no. A fine stagione qualche ragionamento lo avevo fatto sul fatto di proseguire o meno come sempre, ma la società ha mostrato grande fiducia in me dicendomi che il progetto ruotava attorno al mio lavoro. Quando poi accetto di cominciare, non abbandono la barca, lavoro con i giocatori che ho. Ho cercato di fare del lavoro individuale con i pochi che c'erano tirando avanti il precampionato".


Da quello che ci sta dicendo si arriva alla situazione attuale, dove puntate alla promozione in Liga: com'è stato possibile?
"All'inizio siamo andati sul pratico, cercando di concedere poco sfruttando le nostre chance in contropiede e sui calci piazzati, rimanendo così agganciati in classifica. Per le prime giornate eravamo in piena costruzione della squadra e non è stato facile. Non solo dal punto di vista tattico o delle conoscenze, ma anche per il mercato, dato che cercavamo giocatori per arrivare a 17-18 elementi in rosa e fare degli allenamenti normali. Poi certi prestiti in posizione chiave li abbiamo indovinati ed ora siamo messi bene in classifica".

Quando va a dormire la sera, sogna una promozione che sarebbe un'impresa clamorosa?
"Non saprei, cerco di vivere solo il momento, ma è vero che la testa va da sola a pensare a quello che potrebbe succedere. E' realmente una cosa folle da pensare. Ora vedo che anche in Italia si comincia a capire un po' la dimensione di quello che stiamo facendo, ma stiamo parlando davvero parlando di una cosa impossibile per quello che era il budget. Qui davvero la salvezza è l'unico obiettivo e già quella era considerata un'impresa. Poi fortunatamente nel calcio ci sono delle stagioni dove va tutto bene e ci sono delle imprese...".

Come quelle del Leicester di Ranieri o della Grecia agli Europei 2004?
"Sì, speriamo di farla diventare una favola che rimanga negli annali".

Fra i giocatori indovinati, chi le ruba più l'occhio?
"Abbiamo molti giocatori giovani e dal grande potenziale, fare solo un nome sarebbe ingiusto. Se proprio me lo chiedete, quelli che hanno più risalto sui giornali sono Jon Gorrotxategi e Joaquín Panichelli, ma davvero tutti stanno rendendo a livelli molto alti e la forza è quella del gruppo".

La sua idea di calcio? Ne ha una precisa, oppure si adatta ai giocatori che trova?
"Presi il Levante quando aveva fatto il record di partite in Liga senza vincere, aveva 7 punti. Poi ho preso il Mirandes e per due stagioni praticamente non abbiamo fatto precampionato, con la squadra con meno budget della categoria. Questo per dire che non ho avuto altra opzione che quella di adattarmi. Se guardate il Mirandes dell'anno scorso e quello di quest'anno, da fuori verrebbe difficile dire che ci sia lo stesso allenatore alla guida. Poi se dovessi avere una squadra dove potessi scegliermi i giocatori allora sarà differente, per ora l'unica soluzione è adattarsi. In linea generale mi piace pressare alto, cerco di fare un buon calcio, ma deve essere sempre fine ai risultati. Soprattutto per uno come me che non è stato un giocatore professionista qualsiasi passo falso assume un peso importantissimo. I risultati li devi portare sempre a casa".

Ci sono allenatori ai quali si ispira o che è andato a trovare per studiare?
"Mi ispiro un po' a tanti, seguo un po' tutto il calcio a livello internazionale. In Italia ho avuto la fortuna di vedere da vicino Spalletti, Italiano, che sono due grandissimi allenatori. In Spagna Ancelotti, Xavi, Iraola e molti altri che mi interessavano. Vedere certi allenatori all'opera ti dà sempre un plus".

I suoi prossimi obiettivi a livello personale?
"L'obiettivo importante ora è quello di finire bene la stagione. Dopodiché vedremo cosa succederà, cercando di prendere la miglior decisione. Ed il passo successivo sarà quello di far diventare buona questa decisione. Perché le decisioni devono essere rese buone dalle azioni".

Si vedrebbe in Italia o non è un passo essenziale per lei?
"Per me non è essenziale né tornare in Italia, né rimanere in Spagna. La cosa fondamentale è quella di crescere e di allenare in una società con un buon progetto. E' indifferente il Paese, fortunatamente parlo spagnolo e inglese, posso dunque muovermi".