
Klinsmann tifa Inter: "Stasera vinciamo noi 2-1. Thuram come me, prende palla e se ne va"
tmwradio
Maracanà con Marco Piccari e Stefano Impallomeni. Ospite: Klinsmann:" Litigavo con Mattheus. Van Basten lo avrei voluto come compagno. Lo scudetto lo vince l'Inter. Il derby di coppa Italia lo vince l'Inter 2-1. L'Inter può vincere la Champions. Wierchovod il difensore più forte che ho incontrato."
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Ospite d'eccezione a TMW Radio, durante Maracanà, è intervenuto l'ex calciatore e allenatore Jürgen Klinsmann.
Si alza presto per vedere suo figlio Jonathan col Cesena:
"Quando gioca lui, molto volentieri mi sveglio presto qui in America. Qui negli USA i bambini crescono con tutti gli sport, a rotazione fanno tutto. Giocano ogni tre mesi uno sport diverso e a lui piaceva il calcio, ovviamente, ma giocava anche a pallacanestro. Poi, a 11-12 anni, gli è venuta la voglia di fare il portiere. È passato da centrocampista a portiere e poi si è fatto tutte le giovanili negli USA. Ha fatto i Mondiali nel 2017, poi è passato all'Hertha e ora è contento di stare al Cesena".
Che carriera può fare?
"Parliamo tutti i giorni, anche se sono qui in California. C'è stata questa opportunità al Cesena, ha talento e vuole fare bene. Adesso vuole fare questa esperienza per mettersi in vetrina e costruire la sua carriera".
Il Cesena sta facendo bene in Serie B e guarda alla A:
"Sono vicini al Palermo, c'è la possibilità di fare i playoff per la Serie A e sarebbe favoloso. Lo scopo del Cesena è chiaro: vuole tornare ad alti livelli, ma con vari step. Adesso stanno accelerando. Tutta la città sarebbe felice se si lottasse per un posto in Serie A, ma gli obiettivi iniziali erano quelli di ottenere la salvezza".
Una carriera incredibile la sua. Qual è il momento più speciale che ricorda?
"Il più importante è il trasferimento dallo Stoccarda all'Inter. Venendo da un altro Paese, con un'altra cultura, a Milano ho dovuto imparare un altro modo di vivere e di prendere le persone come sono. Ho dovuto capire la cultura italiana, un modo nuovo di pensare. È stato il passo più importante della mia vita. Poi sono andato al Monaco con Wenger, poi in Premier e poi di nuovo in Germania. E sono finito, più avanti, in America. Ma il passo dalla Germania all'Italia è stato il momento più importante della mia vita".
E sull'Inter?
"Era un calcio romantico, quello. C'erano i tre olandesi al Milan, all'Inter eravamo tre tedeschi, ma poi c'erano Careca, Maradona, diversi stranieri che hanno reso il campionato molto divertente. Era il campionato più forte al mondo".
Eravate più forti voi o gli olandesi?
"Ci siamo dati tante botte (ride, ndr). Siamo rimasti amici alla fine, ma al derby era incredibile. Viverlo era una cosa unica, aveva un valore enorme".
Se dovesse scegliere un olandese del Milan da portare all'Inter?
"Erano eccezionali. Sono molto amico di Gullit, ma Van Basten è stato un fenomeno. Era un attaccante completo. Se non avesse dovuto smettere per il problema alla caviglia, non so dove sarebbe arrivato. Non era Maradona, però in quel periodo è stato il miglior 9 al mondo".
Quando nasce l'idea di diventare allenatore?
"È stata una sorpresa. Finii da calciatore nel '98 dopo i Mondiali, mi trasferii negli USA, in California, dedicandomi a una vita più tranquilla. Sono tornato al college per capire come funziona il business e, nel 2004, Vogts venne a casa mia. Parlammo a lungo degli Europei di quell'anno e mi chiese se mi interessava la Nazionale. Avevo fatto il patentino, tutto, ma non avevo mai pensato di fare l'allenatore. Lui però chiamò la Federazione e il giorno dopo mi richiamarono e diventai ct".
Che cambierebbe di quell'Italia-Germania del 2006?
"Quei Mondiali sono stati indimenticabili. Avevamo una squadra molto giovane e solo due anni per prepararla. C'erano Podolski, Lehmann, Ballack, nomi importanti. Con l'Italia avevamo tutto il Paese alle nostre spalle, incredibile. Avevamo un gruppo di ragazzi con uno spirito bellissimo, pieno di energia. Ci siamo goduti quel torneo fantastico. A distanza di anni, che dire? Alla fine vinse l'Italia e meritò, perché era un pizzico più matura come squadra. C'erano Del Piero, Totti, più classe rispetto a noi e anche più esperienza. Lippi fece le mosse giuste e andò così. Abbiamo avuto occasioni per segnare, ma l'Italia meritò di vincere la coppa".
Vorrebbe tornare in pista ora?
"Ho avuto l'esperienza con la Corea, abbiamo fatto la Coppa d'Asia, ma c'è stata una lite tra due calciatori che ha rovinato l'atmosfera del gruppo. Mai vista una cosa del genere, con due giocatori arrivati alle mani. Io litigavo con Matthäus, eravamo caratterialmente molto diversi, ma erano solo discussioni verbali. Mai si era arrivati a tanto. Al Bayern, soprattutto, ci siamo scontrati diverse volte, eravamo due personalità alfa. Ho fatto esperienze nei club e, quando ci sono opportunità, le valuto con il mio staff, ma la Nazionale è un lavoro molto diverso rispetto a quello di un club".
Una curiosità: prima dell'Hertha c'è stato qualche club di Serie A che l'ha cercata?
"Ho allenato l'Hertha per dieci settimane, poi ho capito che tipo di persone c'erano nel club e ho lasciato. Prima avevo avuto l'opportunità di allenare una squadra in Sudamerica, ma rinunciai. E mi è dispiaciuto. All'Hertha andò così, ma va bene, sono esperienze che ti formano".
Rifiutò il Chelsea?
"Se le cose non succedono, meglio non parlarne. Sembra di parlarne male, ma non è così".
In questo momento in Italia quale allenatore le piace di più?
"Vedendo da fuori, Gasperini e Inzaghi. Gasperini, però, per quello che ha fatto con l'Atalanta negli ultimi anni, è favoloso. È un calcio aggressivo, sempre all'attacco".
Capello ha detto che Guardiola ha rovinato il calcio per la sua ossessione di cercare il gioco. Che ne pensa?
"Guardiola è uno dei migliori. Ha vinto di tutto come giocatore e come allenatore. Ha creato uno stile basato sul possesso palla, ma sempre con tanti gol. Il risultato alla fine c'è stato. Lo ammiro come persona e come allenatore, anche se mi piace più uno stile di gioco diretto. Però lui fa il suo gioco e va rispettato".
Il difensore più difficile che ha incontrato?
"Kohler. In Italia, invece, Vierchowod: era davvero tosto".
C'è un Klinsmann oggi?
"Mi piace Marcus Thuram perché ogni tanto prende palla e se ne va, come facevo io".
E se le dico Maradona?
"Per me è stato più di un giocatore, un artista. Giocammo contro quando ero all'Inter e anche allo Stoccarda. Era un fenomeno e una persona perbene. Ha preso una strada sbagliata perché era Maradona, non poteva vivere una vita normale. Ma era un ragazzo d’oro, gli ho voluto tanto bene".
Che messaggio manderebbe a Trapattoni?
"Gli voglio tanto bene, gli mando un abbraccio".
Derby di Coppa Italia stasera, lo guarda?
"Certamente, e vinciamo 2-1".
Si alza presto per vedere suo figlio Jonathan col Cesena:
"Quando gioca lui, molto volentieri mi sveglio presto qui in America. Qui negli USA i bambini crescono con tutti gli sport, a rotazione fanno tutto. Giocano ogni tre mesi uno sport diverso e a lui piaceva il calcio, ovviamente, ma giocava anche a pallacanestro. Poi, a 11-12 anni, gli è venuta la voglia di fare il portiere. È passato da centrocampista a portiere e poi si è fatto tutte le giovanili negli USA. Ha fatto i Mondiali nel 2017, poi è passato all'Hertha e ora è contento di stare al Cesena".
Che carriera può fare?
"Parliamo tutti i giorni, anche se sono qui in California. C'è stata questa opportunità al Cesena, ha talento e vuole fare bene. Adesso vuole fare questa esperienza per mettersi in vetrina e costruire la sua carriera".
Il Cesena sta facendo bene in Serie B e guarda alla A:
"Sono vicini al Palermo, c'è la possibilità di fare i playoff per la Serie A e sarebbe favoloso. Lo scopo del Cesena è chiaro: vuole tornare ad alti livelli, ma con vari step. Adesso stanno accelerando. Tutta la città sarebbe felice se si lottasse per un posto in Serie A, ma gli obiettivi iniziali erano quelli di ottenere la salvezza".
Una carriera incredibile la sua. Qual è il momento più speciale che ricorda?
"Il più importante è il trasferimento dallo Stoccarda all'Inter. Venendo da un altro Paese, con un'altra cultura, a Milano ho dovuto imparare un altro modo di vivere e di prendere le persone come sono. Ho dovuto capire la cultura italiana, un modo nuovo di pensare. È stato il passo più importante della mia vita. Poi sono andato al Monaco con Wenger, poi in Premier e poi di nuovo in Germania. E sono finito, più avanti, in America. Ma il passo dalla Germania all'Italia è stato il momento più importante della mia vita".
E sull'Inter?
"Era un calcio romantico, quello. C'erano i tre olandesi al Milan, all'Inter eravamo tre tedeschi, ma poi c'erano Careca, Maradona, diversi stranieri che hanno reso il campionato molto divertente. Era il campionato più forte al mondo".
Eravate più forti voi o gli olandesi?
"Ci siamo dati tante botte (ride, ndr). Siamo rimasti amici alla fine, ma al derby era incredibile. Viverlo era una cosa unica, aveva un valore enorme".
Se dovesse scegliere un olandese del Milan da portare all'Inter?
"Erano eccezionali. Sono molto amico di Gullit, ma Van Basten è stato un fenomeno. Era un attaccante completo. Se non avesse dovuto smettere per il problema alla caviglia, non so dove sarebbe arrivato. Non era Maradona, però in quel periodo è stato il miglior 9 al mondo".
Quando nasce l'idea di diventare allenatore?
"È stata una sorpresa. Finii da calciatore nel '98 dopo i Mondiali, mi trasferii negli USA, in California, dedicandomi a una vita più tranquilla. Sono tornato al college per capire come funziona il business e, nel 2004, Vogts venne a casa mia. Parlammo a lungo degli Europei di quell'anno e mi chiese se mi interessava la Nazionale. Avevo fatto il patentino, tutto, ma non avevo mai pensato di fare l'allenatore. Lui però chiamò la Federazione e il giorno dopo mi richiamarono e diventai ct".
Che cambierebbe di quell'Italia-Germania del 2006?
"Quei Mondiali sono stati indimenticabili. Avevamo una squadra molto giovane e solo due anni per prepararla. C'erano Podolski, Lehmann, Ballack, nomi importanti. Con l'Italia avevamo tutto il Paese alle nostre spalle, incredibile. Avevamo un gruppo di ragazzi con uno spirito bellissimo, pieno di energia. Ci siamo goduti quel torneo fantastico. A distanza di anni, che dire? Alla fine vinse l'Italia e meritò, perché era un pizzico più matura come squadra. C'erano Del Piero, Totti, più classe rispetto a noi e anche più esperienza. Lippi fece le mosse giuste e andò così. Abbiamo avuto occasioni per segnare, ma l'Italia meritò di vincere la coppa".
Vorrebbe tornare in pista ora?
"Ho avuto l'esperienza con la Corea, abbiamo fatto la Coppa d'Asia, ma c'è stata una lite tra due calciatori che ha rovinato l'atmosfera del gruppo. Mai vista una cosa del genere, con due giocatori arrivati alle mani. Io litigavo con Matthäus, eravamo caratterialmente molto diversi, ma erano solo discussioni verbali. Mai si era arrivati a tanto. Al Bayern, soprattutto, ci siamo scontrati diverse volte, eravamo due personalità alfa. Ho fatto esperienze nei club e, quando ci sono opportunità, le valuto con il mio staff, ma la Nazionale è un lavoro molto diverso rispetto a quello di un club".
Una curiosità: prima dell'Hertha c'è stato qualche club di Serie A che l'ha cercata?
"Ho allenato l'Hertha per dieci settimane, poi ho capito che tipo di persone c'erano nel club e ho lasciato. Prima avevo avuto l'opportunità di allenare una squadra in Sudamerica, ma rinunciai. E mi è dispiaciuto. All'Hertha andò così, ma va bene, sono esperienze che ti formano".
Rifiutò il Chelsea?
"Se le cose non succedono, meglio non parlarne. Sembra di parlarne male, ma non è così".
In questo momento in Italia quale allenatore le piace di più?
"Vedendo da fuori, Gasperini e Inzaghi. Gasperini, però, per quello che ha fatto con l'Atalanta negli ultimi anni, è favoloso. È un calcio aggressivo, sempre all'attacco".
Capello ha detto che Guardiola ha rovinato il calcio per la sua ossessione di cercare il gioco. Che ne pensa?
"Guardiola è uno dei migliori. Ha vinto di tutto come giocatore e come allenatore. Ha creato uno stile basato sul possesso palla, ma sempre con tanti gol. Il risultato alla fine c'è stato. Lo ammiro come persona e come allenatore, anche se mi piace più uno stile di gioco diretto. Però lui fa il suo gioco e va rispettato".
Il difensore più difficile che ha incontrato?
"Kohler. In Italia, invece, Vierchowod: era davvero tosto".
C'è un Klinsmann oggi?
"Mi piace Marcus Thuram perché ogni tanto prende palla e se ne va, come facevo io".
E se le dico Maradona?
"Per me è stato più di un giocatore, un artista. Giocammo contro quando ero all'Inter e anche allo Stoccarda. Era un fenomeno e una persona perbene. Ha preso una strada sbagliata perché era Maradona, non poteva vivere una vita normale. Ma era un ragazzo d’oro, gli ho voluto tanto bene".
Che messaggio manderebbe a Trapattoni?
"Gli voglio tanto bene, gli mando un abbraccio".
Derby di Coppa Italia stasera, lo guarda?
"Certamente, e vinciamo 2-1".
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