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Una vita da Genoa: dalla Cantera al gol all'Olimpico. Masini si raccontaTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
ieri alle 09:45Serie A
di Andrea Piras

Una vita da Genoa: dalla Cantera al gol all'Olimpico. Masini si racconta

La carta d'identità dice 2001. In campo la personalità è quella del veterano. Patrizio Masini è l'ennesimo prodotto del settore giovanile del Genoa, da sempre molto attento alla crescita dei ragazzi e pronto a lanciare grandi giocatori nel panorama calcistico italiano. E lui, spezzino di nascita, una volta saggiato il terreno di gioco non lo ha più abbandonato diventando piano piano importante nella scacchiera di mister Patrick Vieira.

Masini: Olimpico, San Siro, Juventus Stadium: raccontami la sua emozione di scendere in campo in questi stadi contro le big del calcio italiano.
"Tre stadi un po' importante dell'altro. Forse l'emozione più grande è stata all'Olimpico perchè è stata la prima da titolare e il primo mio gol in Serie A. Però nel riscaldamento quello dove ho avuto più emozione è stato San Siro e invece allo Stadium c'era un frastuono continuo perché la modernità dello stadio, secondo me, fa molto. Sono molto contento di quello che sta succedendo".

Riavvolgiamo il nastro: percorso nelle giovanili del Genoa. Come è nata la sua esperienza in rossoblù?
"Io giocavo nelle Pianazze, la squadra del mio quartiere. In quel periodo lì lo Spezia non stava attraversando un ottimo momento, quindi non aveva un grosso bacino. Mi avevano osservato Genoa e Fiorentina. Tramite mia madre, che ha i parenti qui, abbiamo optato per Genova. Sono arrivato qua a 10 anni e ho fatto tutta la trafila dalla scuola calcio al settore giovanile passando anche per i vari prestiti".

Sognava la prima squadra?
"Obiettivo sì ma molto difficile da realizzare nella mia testa".

Ha svolto tutta la gavetta dalla C alla A, quanto è stata importante per formarla?
"Fondamentale perché non ero assolutamente pronto per fare il grande salto, come magari altri ragazzi che ci sono qua adesso. Forse l'unico rimpianto è stato fare un anno in più di C. Speravo già in una Serie B ma non si è concretizzata anche se a Novara è stata un'ottima esperienza formativa".

Gilardino la chiama in Genoa-Bologna per entrare: cosa le è passato per la testa?
"Lì per lì niente perché ci capivo poco (ride ndr). Era un momento che aspettavo dall'inizio dell'anno anche perché al ritiro non era certo che restassi ma poi alla fine ringrazio la società e il mister che hanno deciso di tenermi. E lì è iniziato il mio percorso ma anche il raggiungimento di quello per cui avevo lavorato negli anni precedenti".

E cosa ha provato quando ha realizzato la rete all’Olimpico?
"Penso che dall'esultanza si sia visto. Non ho più capito nulla, mi è andato in pappa il cervello. Non avrei mai pensato ad una cosa del genere. I miei genitori scherzando mi avevano detto 'Pensa se fai gol'. E' stato tutto improvviso, anche la situazione è stata senza spiegazione".

Quanto è stato importante mister Gilardino per lei?
"Molto importante anche perché è stato lui a decidere di tenermi. Con lui feci tre presenze poi con mister Vieira è cambiato tutto. A lui devo tutto ma anche Gilardino, senza di lui non sarei qui".

E cosa ha portato Vieira?
"Ha portato serenità ma anche tante idee. Siamo compatti dal punto di vista difensivo con un'aggressione alta. A me personalmente sta continuando a darmi tanta fiducia che forse nemmeno io mi sarei dato. Mi sta facendo crescere come giocatore e come persona".


Vieira punta molto sui giovani.
"Io, Venturino, Ekhator ma anche in settimana quando arrivano i Primavera li tiene tanto in considerazione e dà loro tanti consigli. Io che ci sono passato all'epoca penso che sia una cosa molto importante che da ragazzo apprezzi".

Come si trova nel centrocampo di Vieira e anche come si trova con i giocatori più esperti come Badelj?
"Fin dal ritiro ho detto che i miei punti di riferimento erano Badelj e Frendrup. Mi ispiro molto a Frendrup, Badelj poi ha la carriera che parla per lui. Anche a tavola siamo spesso vicino e parliamo spesso. Poi ci sono Malinovskyi, Thorsby. La forza di questa squadra è il gruppo. In campo e fuori siamo molto uniti".

Cosa significa per un ligure giocare nel Genoa?
"Sono molto fiero e orgoglioso di essere ligure. Magari da fuori ci vedono come burberi ma dentro abbiamo qualcosa di 'fastidioso'. Quando ci apriamo possiamo dare delle soddisfazioni. Io sono contento anche che il Genoa lavori tanto sul settore giovanile perché quando nasci qua hai dei valori che quando arrivi in prima squadra possono fare la differenza. Io a La Spezia conosco Candela e Maggiore. E' una città piccola ma della mia generazione ci sono tanti giocatori in giro per l'Italia".

Avete sempre dimostrato di potervela giocare con tutti, big comprese. E’ mancato forse un po’ di fortuna contro Napoli, Inter, Fiorentina o Juve?
"Non credo tanto alla fortuna. Se tante partite le abbiamo giocato bene ma poi abbiamo perso è una questione di dettagli. Dobbiamo lavorarci su, il prossimo step sarà questo. Lavoriamo bene in settimana, in partita non stiamo facendo male e arrivare a questi risultati devono essere la conseguenza del lavoro".

Adesso c'è l'Udinese in casa per tornare a vincere?
"Non sarà facile. L'Udinese ha delle grosse qualità ma il nostro obiettivo, come dice il mister, è fare la miglior partita ogni domenica e guardare gara per gara. Poi i conti si faranno alla fine".

Si aspettava tutta questa simbiosi con il pubblico?
"Questa è Genova. Quest'anno, come gli ultimi due, le cose stanno andando bene e questa cosa viene magari esaltate. Ma è una qualità di questa società avere un pubblico incredibile. Avere una gradinata così non so in quante società ce l'abbiano in Serie A. Ma non solo la Nord, anche la Zena e i Distinti. Ho girato un po' di stadi e forse Roma è simile come atmosfera ma l'Olimpico è grande. A Genova invece risalta ancora di più e questo deve essere il nostro punto di forza nelle partite in casa".

Mancano otto partite con la salvezza che non è aritmetica: cosa chiedete da queste ultime gare?
"Dobbiamo fare questo step in più. Incontriamo tante squadre della parte sinistra della classifica, saranno partite difficili perché hanno rose, sulla carta, più forti di noi. Dobbiamo crescere e riuscire a strappare qualche punto anche a loro".

Come mai il 73?
"Mia mamma e mio papà sono nati nel '73. Quindi è stato facile (sorride ndr)".

Nel 2019 era in campo a La Spezia nella finale del Viareggio andata purtroppo male, ieri gli Under 18 hanno vinto il torneo. Vuole mandare loro un messaggio?
"E' una soddisfazione unica. Io ho rosicato molto all'epoca perché non siamo riusciti a vincerlo. Se lo sono meritato, è un'emozione unica che si porteranno dietro per tutta la vita".