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Amaral, da becchino a vincitore della Coppa Italia: storia di un brasiliano atipicoTUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 18:10Notizie di FV
di Samuele Fontanelli
per Firenzeviola.it

Amaral, da becchino a vincitore della Coppa Italia: storia di un brasiliano atipico

rfv
Amaral, da becchino a vincitore della Coppa Italia
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Estate 1996, il Parma di Callisto Tanzi compra dal Palmeiras, società brasiliana sempre di proprietà della Parmalat, un giovane centrocampista, fresco della medaglia di bronzo alle olimpiadi di Atlanta con la nazionale verdeoro. Tecnica, grandi giocate, qualità sopraffina e saudade penserete voi... e invece. E invece Alexandre Da Silva Mariano, per tutti Amaral. Nato a Capivari, una cittadina vicino San Paolo, il 28 febbraio 1973, Amaral è stato un mediano di corsa e rottura lontanissimo dallo stereotipo del classico brasiliano tutto estro e fantasia. L'unica cosa che ha avuto in comune con la maggior parte dei giovani talenti carioca è un passato fatto di povertà e sacrifici. Anche in questo caso però il mediano ex Parma ha aggiunto un particolarità che lo ha contraddistinto da tutti gli altri. Invece dei classici lavori da favelas, come il lustrascarpe o il lavavetri, Amaral in gioventù ha fatto il becchino. Sì, avete capito bene proprio il becchino. Lavare, vestire e preparare i morti prima della cerimonia funebre. Questo faceva Amaral prima di essere visto e prelevato dal Palmeiras. 

Ma torniamo all'estate del 1996. Il Parma da quella olimpiade americana acquista, e fa bene, Hernan Crespo e, operazione invece più negativa, proprio Amaral. Chiuso da una fitta concorrenza già a gennaio il brasiliano lascia l'Emilia e, prima di fare il percorso inverso e tornare in Brasile, gioca sei mesi al Benfica. Nel 2000 però, dopo che Amaral vince il campionato brasiliano con il Vasco Da Gama giocando insieme a Juninho Pernambucano e Romario, un'altra squadra italiana decide di riportarlo nel bel paese. Si tratta della Fiorentina di Vittorio Cecchi Gori. 40 presenze totali e zero reti con la maglia viola, in due stagioni culminate con la retrocessione in Serie B e il successivo fallimento della società. A causa anche di un grave infortunio subito appena arrivato a Firenze, Amaral pure in Toscana, più che per le sue giocate del tutto lontane da quelle del classico funambolo brasiliano, sarà ricordato per un sorriso contagioso e per un viso particolare, legato ad un evidente ptosi della palpebra.

Attenzione però, non solo questo. Con la casacca gigliata Amaral è stato protagonista dell'ultimo trofeo della storia della Fiorentina. Mancini infatti schierò l'ex becchino di Capivari sia all'andata che al ritorno di quella storica doppia finale, giocata proprio contro il Parma, nel 2001. A rendere ancora più speciale la sua carriera è stato il tour del mondo che ha compiuto dopo aver lasciato la Fiorentina. Turchia, Brasile, Arabia Saudita, Polonia, Australia e persino Indonesia. Un giro che nel 2015, a 42 anni, è finito dove tutto era iniziato, a Capivari nello stato di San Paolo.