
Como, i soldi arrivano dall'Indonesia. Hartono fratelli multimiliardari e più ricchi in A
Il Como è di proprietà dei fratelli indonesiani Robert e Michael Hartono, tra gli uomini più ricchi al mondo, dal 4 aprile 2019 quando la SENT Entertainment Ltd rileva il club
"Le proprietà straniere? Per fortuna". Le parole di Giuseppe Marotta di ieri elogiano chi è arrivato nel corso degli anni per dare sostenibilità al calcio italiano. "Immaginiamo che una città evoluta come Milano, tra le 2-3 più importanti d’Europa, ha due club di proprietà straniera. E meno male: immaginate in quali difficoltà ci saremmo trovati senza Zhang e Oaktree da un lato, Elliott e RedBird dall’altro. Nel 2011 tutte le proprietà della Serie A erano italiane, oggi sono per la maggior parte straniere: abbiamo vissuto a un’involuzione del modello imprenditoriale. Venivamo dal mecenatismo, all’epoca si dava assoluta priorità all’aspetto sportivo su quello economico".
La storia
Dietro la già citata SENT Entertainment Ltd si scopre che ci sia la Djarum, azienda dell’industria del tabacco, che lavora ininterrottamente dal 1951. Gli Hartono sono stati protagonisti centrali della vicenda, perché nel 1962 decidono di ristrutturare la gestione della società, rivoluzionando e diventando multimiliardari, comprando poi la Bank Central Asia nel 1997, dopo la crisi finanziaria asiatica. Gandler, manager statunitense alla guida di SENT, rispondeva così a chi gli chiedeva il perché. “Qui, al di là dello stadio e della bancarotta, c’è qualcosa di speciale. Quando sei seduto in tribuna e guardi le montagne, vedi quello che noi vediamo tutti i giorni, ville da milioni di euro nel panorama, ti siedi e vedi un’opportunità. Non vedi lo stadio rovinato, vedi un’opportunità. Qui c’è del potenziale perché Como è un posto da sogno e il sogno può diventare realtà”.
I risultati
La promozione è arrivata subito, ma non grazie agli Hartono che sono arrivati in corsa. Poi però è stato costruito, mattone dopo mattone e senza mettere il carro davanti ai buoi, una squadra che ha prima vinto la Serie C, poi la cadettepria, arrivando in A quest’anno con al comando Cesc Fabregas, a cui era stata elargita una quota della società qualche tempo fa. Inutile dire che questa era una stagione di consolidamento, la prima in A, ma con grandi acquisti: Nico Paz e Diao sono probabilmente le punte di diamante, ma ci sono anche altri come Sergi Roberto, Pepe Reina o Dele Alli - ultimo arrivato - che hanno un curriculum lungo così.
Il futuro
Dura da dire, ma se gli Hartono non dovessero passare la mano, con investimenti nello stadio e tanto altro, ecco che il Como può diventare un protagonista privilegiato, se non altro per la capacità di spesa, della nostra Serie A. Con l’idea di non fare il passo più lungo della gamba, questo è certo, ma è altrettanto evidente che avere una disponibilità illimitata non può che avere un outlook positivo sulla vicenda.
"Le proprietà straniere? Per fortuna". Le parole di Giuseppe Marotta di ieri elogiano chi è arrivato nel corso degli anni per dare sostenibilità al calcio italiano. "Immaginiamo che una città evoluta come Milano, tra le 2-3 più importanti d’Europa, ha due club di proprietà straniera. E meno male: immaginate in quali difficoltà ci saremmo trovati senza Zhang e Oaktree da un lato, Elliott e RedBird dall’altro. Nel 2011 tutte le proprietà della Serie A erano italiane, oggi sono per la maggior parte straniere: abbiamo vissuto a un’involuzione del modello imprenditoriale. Venivamo dal mecenatismo, all’epoca si dava assoluta priorità all’aspetto sportivo su quello economico".
La storia
Dietro la già citata SENT Entertainment Ltd si scopre che ci sia la Djarum, azienda dell’industria del tabacco, che lavora ininterrottamente dal 1951. Gli Hartono sono stati protagonisti centrali della vicenda, perché nel 1962 decidono di ristrutturare la gestione della società, rivoluzionando e diventando multimiliardari, comprando poi la Bank Central Asia nel 1997, dopo la crisi finanziaria asiatica. Gandler, manager statunitense alla guida di SENT, rispondeva così a chi gli chiedeva il perché. “Qui, al di là dello stadio e della bancarotta, c’è qualcosa di speciale. Quando sei seduto in tribuna e guardi le montagne, vedi quello che noi vediamo tutti i giorni, ville da milioni di euro nel panorama, ti siedi e vedi un’opportunità. Non vedi lo stadio rovinato, vedi un’opportunità. Qui c’è del potenziale perché Como è un posto da sogno e il sogno può diventare realtà”.
I risultati
La promozione è arrivata subito, ma non grazie agli Hartono che sono arrivati in corsa. Poi però è stato costruito, mattone dopo mattone e senza mettere il carro davanti ai buoi, una squadra che ha prima vinto la Serie C, poi la cadettepria, arrivando in A quest’anno con al comando Cesc Fabregas, a cui era stata elargita una quota della società qualche tempo fa. Inutile dire che questa era una stagione di consolidamento, la prima in A, ma con grandi acquisti: Nico Paz e Diao sono probabilmente le punte di diamante, ma ci sono anche altri come Sergi Roberto, Pepe Reina o Dele Alli - ultimo arrivato - che hanno un curriculum lungo così.
Il futuro
Dura da dire, ma se gli Hartono non dovessero passare la mano, con investimenti nello stadio e tanto altro, ecco che il Como può diventare un protagonista privilegiato, se non altro per la capacità di spesa, della nostra Serie A. Con l’idea di non fare il passo più lungo della gamba, questo è certo, ma è altrettanto evidente che avere una disponibilità illimitata non può che avere un outlook positivo sulla vicenda.
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