
Sanna: "Cagliari, a Empoli come a Napoli. Quando Lopez esultò di fronte a quella Curva vuota..."
Il giornalista Vittorio Sanna, tramite un video postato sul proprio canale Youtube, ha commentato l’assenza dei tifosi rossoblù a Empoli, per decisione della prefettura di Firenze. Le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net: "Era un Napoli-Cagliari, una partita che è rimasta nella mente di tutti, almeno di quelli che l'hanno vissuta. Finì 2-2, con tutto che si decise negli ultimi minuti di gioco. Il solito gol di Daniele Conti arrivò allo spasimo, al 96°. "La storia si ripete!" urlai, dopo aver raccontato non molto tempo prima il gol di Conti che permise di vincere al Sant’Elia per 2-1, sempre al 96°. Anche in quel caso, arrivò all'ultimo secondo. Ma il gol che voglio raccontarvi è un altro, quello di Diego Lopez. Il suo gol precedente, quando, dopo aver segnato, corse verso una curva vuota, dove c'erano solo gradoni. Eppure, quella curva non era davvero vuota. Il pubblico c'era, ed era tutto quello rimasto a Cagliari, in tutta la Sardegna. Il pubblico che non aveva potuto vivere quella trasferta. Ecco, basterebbe forse solo quel gesto. Sono quei gesti che lo sport, a volte, sa mettere in scena per veicolare messaggi che vanno oltre il calcio stesso. La gioia di Diego Lopez sotto la curva vuota era un segnale, quasi una rivendicazione: "Noi ci siamo, noi vogliamo essere presenti". Anche stavolta la storia si ripete.
L’Empoli – o meglio, chi ha dato l’indicazione all’Empoli – ha deciso che i tifosi del Cagliari non potranno esserci. Ma noi cercheremo comunque di vincere e di gioire sotto quella curva, apparentemente deserta. Sarà un altro messaggio dello sport, per motivi che vanno ben oltre lo sport stesso. Del resto, sin dai tempi delle Olimpiadi dell’antica Grecia, lo sport è stato anche un’occasione di riscatto. Lo fu per chi veniva cacciato dalla polis con l’ostracismo, per chi era costretto a emigrare perché non riusciva a pagare le tasse. Ma quando arrivavano i Giochi, tutti potevano tornare. Tornare e affermare con orgoglio la loro identità, alla pari – e forse anche al di sopra – degli altri. Anche noi dobbiamo affermare la nostra identità. Dobbiamo farlo ogni giorno, senza limitarci a reazioni d’impulso, ma costruendo una consapevolezza concreta. L'autonomia non deve essere un concetto astratto, dipendente dal riconoscimento altrui. Dobbiamo essere noi stessi a definirla, rafforzarla, renderla reale. E per farlo c’è tanto lavoro da fare, a partire dai bambini. Bisogna insegnare loro che la Sardegna non è solo pastori e banditi – lo sappia anche Saviano. La Sardegna ha risorse enormi, che possono e devono essere valorizzate. E forse un giorno arriverà quel momento in cui saranno gli altri a voler dialogare con i sardi, ad accoglierli e a riconoscerne il valore in tutto il mondo".







