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Salernitana, Valentini dall'aziendalismo all'autocelebrazione. Breda e i desaparecidos granataTUTTO mercato WEB
© foto di Nicola Ianuale / TuttoSalernitana.com
ieri alle 23:45News
di Raffaella Sergio
per Tuttosalernitana.com

Salernitana, Valentini dall'aziendalismo all'autocelebrazione. Breda e i desaparecidos granata

E le giornate di campionato si susseguono e trascorrono velocemente. E la Salernitana resta costantemente ancorata nei bassifondi della classifica cadetta, a sette partite dalla fine di questo campionato. La posizione in classifica indurrebbe a sparare a zero su tutti coloro che, a vario titolo, lavorano per il club di via Allende, ma meglio è non essere generalisti ed analizzare la condotta e le prospettive delle figure principali dell'area tecnica della società campana. Iniziamo non dalla figura apicale della Bersagliera ma da un dirigente tra i più determinanti per le fortune di una squadra, il direttore sportivo.

In principio fu Petrachi, poi vi fu l'avvento di Marco Valentini, professionista in orbita GEA e noto per i suoi toni pacati e quasi mai sopra le righe, ma anche per un operato aziendalista, cauto e poco incline alle rivoluzioni o ai ribaltoni. Lui la faccia in un certo senso ce l'ha messa dopo la debacle casalinga contro il Palermo, e qualcuno doveva pur mettercela. Se, però, diamo per buono che non si sia trattato di una conferenza stampa allora diciamo subito che sarebbe stato il caso di indirla e di esprimersi collettivamente davanti a tutte le testate, data l' importanza del momento e l'opportunità di unire anziché dividere e accendere possibili polemiche inerenti favoritismi e disparità di trattamento degli operatori dell'informazione.

Se qui, tuttavia, le responsabilità non vanno ascritte al direttore sportivo ma casomai all'ufficio stampa e ad una società che presumibilmente ha avallato o addirittura ispirato la suddetta scelta, al manager marchigiano può imputarsi l'aver adottato una linea che appare davvero poco condivisibile allo stato dei fatti. Difendere ad oltranza scelte di mercato e strategie gestionali condannate nettamente dai risultati e soprattutto dal rendimento insufficiente di quasi tutti i nuovi arrivati, così come abbandonarsi a valutazioni autocelebrative e a giudizi così forti e netti su atleti ampiamente deludenti, non ci appare come una doverosa difesa pubblica dei tesserati ma come una difesa di se stesso espressione di marcata miopia.

Premettendo che non avrebbe dovuto parlare lui o solo lui e che altri hanno inopinatamente latitato, incuranti della drammaticità sportiva del momento in casa granata, è impossibile non dissentire dalle valutazioni fatte su Cerri e Raimondo. Il primo non è stato certo spento dall'errore dal dischetto di Cesena, ma, dopo un avvio brillante, ha intrapreso un passo del gambero per marcature e prestazioni, non essendo certo determinante come una prima punta potrebbe e dovrebbe essere per la propria squadra. Il secondo, dal canto suo, è forse la più grande delusione del mercato e il flop più marcato di Valentini, data non solo l' assenza dal tabellino dei marcatori, Cremonese a parte, ma anche da una serie di errori incredibile a certi livelli e non giustificabili da giovane età o pressioni varie.

E l'oggetto misterioso Guasone? il quasi mai ammirato Girelli? Il Caligara tolto dai titolari per disperazione? Gli appena sufficienti finora Corazza, Lochovshili e Christensen, quest'ultimo sempre Cremonese a parte, non bastano certo a salvare il mercato e il ds da una bocciatura sonora. E mister Breda? l'allenatore è una persona per bene e dai modi e dallo stile impeccabili, ma dovrebbe spiegare tante scelte e in generale la linea adottata per gestire il gruppo.  Va bene cercare di individuare un undici base e le principali alternative ma da qui a intestardirsi a schierare cinque difensori, fare cambi ricorrenti se non telefonati, escludere del tutto elementi come Braaf e Simy in un momento in cui gli attaccanti titolari sono in palese difficoltà tecnica e pure fisica ce ne corre.

Bene fanno Breda e Valentini a dichiarare pubblicamente di credere nella salvezza, ma la speranza è che intimamente sappiano che così non ci si salva, così come lo sanno i senatori della Salernitana.