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Tovalieri: "Pellegrini? Mi piange il cuore a vederlo così. Roma-Juventus? Chi la considera una partita semplice sta fuori dal mondo"TUTTO mercato WEB
ieri alle 18:47Interviste
di Benedetta Uccheddu
per Vocegiallorossa.it

Tovalieri: "Pellegrini? Mi piange il cuore a vederlo così. Roma-Juventus? Chi la considera una partita semplice sta fuori dal mondo"

Sandro Tovalieri, ex attaccante della Roma e oggi allenatore e dirigente, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Tele Radio Stereo. Ecco le sue parole:

Che cosa le trasmette ancora una partita come Roma-Juventus?
"Ho avuto il piacere di giocarla, poi ricordo quella coreografia quando vincemmo 3-0: è stata una cosa bellissima, con tutte le strisce giallo e rosse all'Olimpico. E' una partita affascinante, diversa dalle altre. Negli anni '80 la rivalità tra Roma e Juve era grandissima, ci giocavamo lo Scudetto. Batterli è sempre un piacere, sono la squadra più titolata d'Italia. Arriva in un momento bello, dove forse neanche il tifoso della Roma più ottimista poteva pensare che oggi la Roma si sarebbe giocata uno scontro diretto per la Champions. Pensando a tre mesi fa...".

Che cosa è successo con l'arrivo di Ranieri?
"Nella vita, specialmente nel calcio, si dice che gli allenatori contano poco. Io ne ho vissuti di spogliatoi e di allenatori, credo che ci sono dei tecnici che incidono in modo notevole. Faccio fatica a pensare che senza Claudio Ranieri la Roma potesse emergere da un momento di sbandamento totale, lui ha toccato le corde di ogni giocatore, li ha stimolati e li ha fatto sentire importanti anche nel momento in cui non lo erano. Ha dato vitalità a tutti, ha fatto sentire tutti importanti: dal più giovane al più anziano. Ha fatto giocare chi meritava, come è giusto che sia, poi con la sua esperienza e il suo carisma ha fatto in modo di rianimare il popolo. Tre mesi fa si entrava con i fischi, era tantissimo che non succedeva. Lui ha ricompattato e la gente gli è andata dietro, poi quando vinci e ti alleni con entusiasmo il merito principale è suo. I giocatori sono stati bravi a seguirlo, hanno accettato tutte le situazioni positive e negative che c'erano: forse era qualcosa che prima non succedeva".

Chi è stato il "suo" Claudio Ranieri, a livello d'impatto?
"Ne ho avuti tanti, ma ne dico due: Eriksson perché mi ha fatto esordire in Serie A con quel gruppo di campioni, poi Mazzone a Cagliari che per me è stato un papà. Forse Mazzone è stato l'unico allenatore con cui, quando mi metteva in panchina, non mi arrabbiavo. Era talmente una persona che si faceva voler bene, come Claudio Ranieri. Oggi se Dybala, Pellegrini o Mancini vanno in panchina non gli dicono niente, vuol dire che non ci sono le condizioni. Poi magari ti ripropone alla grandissima".

Chi arriva meglio a questo Roma-Juventus?
"Chi la considera una partita semplice sta fuori dal mondo. La Juve, nonostante i tanti pareggi e l'esonero dell'allenatore, è lì, a un punto dal Bologna. Noi abbiamo fatto una striscia di risultati che ci ha permesso di recuperare, ma non è una partita semplice perché la Juve ha ottimi giocatori e se trova la giornata giusta è una partita difficile. Noi ci arriviamo meglio, questo è indubbio: entusiasmo, stadio pieno, possibilità di aggancio. I giocatori stanno tutti bene, è una partita bella da giocare con uno stadio fantastico. La Roma adesso non credo che abbia paura di giocare contro queste squadre, cosa che invece non accadeva tre mesi fa. Ora siamo una squadra".

Che idea si è fatto di questa Roma?
"In passato sono stati fatti degli errori che sono stati pagati a caro prezzo, poi magari dal male è nato un bene. Quegli errori hanno fatto aprire gli occhi a chi di dovere e hanno fatto delle scelte sensate, lineari e giuste. Abbiamo fatto due mesi, dall'esonero di De Rossi e con Juric, peggiorando: una squadra moscia, lenta. Non dico giocatori senza stimoli, ma proprio non riuscivano a fare nulla. Soprattutto con la campagna acquisti e i soldi spesi, a 2 punti dalla zona retrocessione, non era facile uscirne per una squadra non abituata. Quando cominci un trend negativo...".

Quale è stato l'errore più grande?
"Sono stati diversi dall'inizio. Nel momento in cui fai un triennale a De Rossi, non lo puoi mandare via subito: gli devi dare fiducia. Al di là della bravura o non bravura, non sto discutendo Daniele che tra l'altro è un amico, se fai un contratto di tre anni non possono essere 3-4 partite che sfasciano tutto. Poi hai preso un allenatore non all'altezza di questa città e di questa tifoseria, e lui ci ha messo del suo: in due mesi abbiamo fatto brutte figure. Se fossimo andati subito su Ranieri magari non avresti avuto 52 punti, ma sicuramente non avremmo avuto l'angoscia per due mesi. Se non avessero cambiato, la Roma avrebbe fatto un campionato molto molto pericoloso".

Chi potrebbe essere il nuovo allenatore della Roma?
"Ogni giorno ne esce uno. Vorrei Ancelotti, ma questi tecnici allenano solo i grandi giocatori e la Roma non si può permettere di fare una campagna acquisti adeguata per il FFP, anche se negli ultimi anni siamo migliorati. Entrando in Champions sicuramente entrerebbero soldi e quindi potrebbe cambiare qualcosa, altrimenti ci sarebbe un ridimensionamento. In base alle parole del mister, penso ad ex laziali come Pioli e Sarri. Pioli con il Milan ha fatto bene, è andato via lui e si è sfasciato tutto: determinati risultati non sono più arrivati. Sono due allenatori che accetterebbero, Sarri anche per un senso un po' di rivincita. Gli piace lavorare con i giovani, anche a Pioli, unendo grandi campioni come Dybala, Mancini, Svilar, Ndicka, Koné e Paredes. Ci sono anche ventenni che stanno piano piano dimostrando di poter essere parte di un progetto. L'importante è che se, se si va male all'inizio, non si decida di cambiare subito progetto: bisogna dare fiducia".

Su Pellegrini?
"Mi piange il cuore a vederlo così. Caratterialmente è difficile che esca fuori da situazioni delicate, ha un carattere un po' chiuso, ma le qualità le ha. Non sarà un grandissimo campione, ma se sta bene... Se Ranieri lo recuperasse in queste ultime partite giocherebbe alla perfezione. Fino a tre settimane fa ce la prendevamo con Celik, ora quando manca la sua assenza si sente. Essendo romanista e cresciuto nel settore giovanile, si è trovato a prendere la fascia indossata da grandi come Totti e De Rossi: sicuramente è stata una cosa più grande di lui. A volte sono intervenuto per consigliargli di fare le cose semplici, quando non stava bene. Pensavo che dopo il derby con la Lazio, quel bellissimo gol gli avesse dato la possibilità di uscire da questo tunnel. Invece ha alternato partite buone a partite sottotono, e nonostante questo Ranieri gli ha dato una fiducia illimitata. Non mi stupirei se domani giocasse contro la Juve".

Che idea si è fatto di Dovbyk?
"A livello numerico l'attaccante viene giudicato per i gol. Sicuramente ha fatto fatica ad entrare nel contesto e nel campionato italiano. Mi ha toccato molto l'intervista in cui parlava della mamma, del papà e della nonna in Ucraina, in guerra. Lui è freddo, per un giocatore è un trauma. Quando scendi in campo e la testa non è sgombra fai fatica ad emergere. Credo siano stati bravi mister e compagni. Mancini che gli ha detto 'spacchi tutto' a Lecce gli ha dato un bello stimolo. Un consiglio che posso dargli è di esultare quando segna, sempre, soprattutto quando fa gol decisivi. L'attaccante deve esultare sotto la curva e prendersi l'abbraccio dei tifosi, invece lui ha questo carattere così: è un giocatore tosto fisicamente, inizialmente il gioco della Roma non lo ha aiutato. Ha sbagliato diversi gol anche clamorosi, ma si trova sempre in area di rigore e questo è importante".