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Fiorentina, sei anni di Commisso. Tre finali e un Viola Park in più, senza spese folli
Il 6 giugno del 2019 Rocco Commisso ha acquisito la Fiorentina dalla vecchia proprietà Della Valle, a Milano, per una cifra vicina ai 150 milioni di euro
"Le proprietà straniere? Per fortuna". Le parole di Giuseppe Marotta di ieri elogiano chi è arrivato nel corso degli anni per dare sostenibilità al calcio italiano. "Immaginiamo che una città evoluta come Milano, tra le 2-3 più importanti d’Europa, ha due club di proprietà straniera. E meno male: immaginate in quali difficoltà ci saremmo trovati senza Zhang e Oaktree da un lato, Elliott e RedBird dall’altro. Nel 2011 tutte le proprietà della Serie A erano italiane, oggi sono per la maggior parte straniere: abbiamo vissuto a un’involuzione del modello imprenditoriale. Venivamo dal mecenatismo, all’epoca si dava assoluta priorità all’aspetto sportivo su quello economico".
La storia
Dopo mesi di polemiche esterne e interne, i Della Valle mettono in vendita la Fiorentina. Sotto traccia si muove Rocco Commisso - che aveva messo nel mirino prima il Milan - che riesce ad arrivare a dama nel giugno del 2019, quando a Milano si mettono le firme per la vendita. Il direttore generale è Joe Barone, mentre quello sportivo diventa Daniele Pradè (e si tratta di un ritorno). L'idea è quella di creare uno stadio nuovo - non ce la farà - con un nuovo centro sportivo come casa, il Viola Park.
I risultati
"I soldi non sono un problema", la frase cult di Commisso, che però in un secondo tempo aggiungerà. "Non l'ho detto per i giocatori, ma per gli investimenti fuori che non sono inclusi nel fair play". Cioè lo stadio e infrastrutture, forse anche giustamente visto che è in controtendenza rispetto a quello che avevano fatto i precedenti proprietari. La Fiorentina vivacchia con un decimo e un tredicesimo posto, poi arriva un settimo che porta in Conference, dove arriva alla prima finale persa contro il West Ham. In Coppa Italia molto bene, fino all'ultimo atto con l'Inter. Di nuovo Conference, altra finale persa contro l'Olympiakos. Quest'anno c'è ancora la possibilità di competere per il trofeo, oltre a una conclusione di stagione che può dare soddisfazioni.
Il futuro
Economicamente il problema non c'è. Perché la Fiorentina in qualche modo è sostenibile, ha sì investimenti nella sua pancia ma anche diversi giocatori che possono diventare delle plusvalenze: prima erano i Chiesa, i Vlahovic e i Nico Gonzalez, ora c'è Kean in rampa di lancio, così come Comuzzo. La gestione oculata mira comunque a giocarsi l'Europa stagione dopo stagione, ma è complicato pensare che, senza stadio, ci possa essere un vero salto di qualità nelle spese aziendali.
"Le proprietà straniere? Per fortuna". Le parole di Giuseppe Marotta di ieri elogiano chi è arrivato nel corso degli anni per dare sostenibilità al calcio italiano. "Immaginiamo che una città evoluta come Milano, tra le 2-3 più importanti d’Europa, ha due club di proprietà straniera. E meno male: immaginate in quali difficoltà ci saremmo trovati senza Zhang e Oaktree da un lato, Elliott e RedBird dall’altro. Nel 2011 tutte le proprietà della Serie A erano italiane, oggi sono per la maggior parte straniere: abbiamo vissuto a un’involuzione del modello imprenditoriale. Venivamo dal mecenatismo, all’epoca si dava assoluta priorità all’aspetto sportivo su quello economico".
La storia
Dopo mesi di polemiche esterne e interne, i Della Valle mettono in vendita la Fiorentina. Sotto traccia si muove Rocco Commisso - che aveva messo nel mirino prima il Milan - che riesce ad arrivare a dama nel giugno del 2019, quando a Milano si mettono le firme per la vendita. Il direttore generale è Joe Barone, mentre quello sportivo diventa Daniele Pradè (e si tratta di un ritorno). L'idea è quella di creare uno stadio nuovo - non ce la farà - con un nuovo centro sportivo come casa, il Viola Park.
I risultati
"I soldi non sono un problema", la frase cult di Commisso, che però in un secondo tempo aggiungerà. "Non l'ho detto per i giocatori, ma per gli investimenti fuori che non sono inclusi nel fair play". Cioè lo stadio e infrastrutture, forse anche giustamente visto che è in controtendenza rispetto a quello che avevano fatto i precedenti proprietari. La Fiorentina vivacchia con un decimo e un tredicesimo posto, poi arriva un settimo che porta in Conference, dove arriva alla prima finale persa contro il West Ham. In Coppa Italia molto bene, fino all'ultimo atto con l'Inter. Di nuovo Conference, altra finale persa contro l'Olympiakos. Quest'anno c'è ancora la possibilità di competere per il trofeo, oltre a una conclusione di stagione che può dare soddisfazioni.
Il futuro
Economicamente il problema non c'è. Perché la Fiorentina in qualche modo è sostenibile, ha sì investimenti nella sua pancia ma anche diversi giocatori che possono diventare delle plusvalenze: prima erano i Chiesa, i Vlahovic e i Nico Gonzalez, ora c'è Kean in rampa di lancio, così come Comuzzo. La gestione oculata mira comunque a giocarsi l'Europa stagione dopo stagione, ma è complicato pensare che, senza stadio, ci possa essere un vero salto di qualità nelle spese aziendali.
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