
Mario Brugnera incita il Cagliari: "A Empoli per non perdere, in futuro serve una punta mobile"
Mario Brugnera è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, poi libero. Ha legato la sua carriera al Cagliari con cui ha conquistato lo storico scudetto del 1969-1970
È una delle bandiere immortali del grande Cagliari di Scopigno e di tutta la Sardegna pallonara.
Campione d’Italia - da protagonista - nel 1970, Mario Brugnera ha consacrato ai colori rossoblù (quasi) tutta la sua carriera calcistica.
Prima trequartista dal piede vellutato e poi, con l’incedere dell’età, libero di impostazione e di costruzione, Brugnera - pur se originario di Venezia - ha incarnato i valori di sportività, tenacia e resilienza che contraddistinguono tradizionalmente il popolo sardo.
Oggi l’ex gioiellino veneto, che si è stabilito definitivamente nel capoluogo isolano dopo i memorabili fasti dello scudetto, segue ancora con passione e con attenzione le vicende dei rossoblù.
E, intervistato da Tuttocagliari.net, invita Luperto e compagni a non abbassare la guardia: a Empoli l’imperativo categorico è quello di non perdere, ma bisognerà giocare al cento per cento delle proprie possibilità. Covando intimamente la speranza di portare a casa quei tre punti che, se incamerati, significherebbero salvezza praticamente certa.
Mario, come giudica il cammino fin qui compiuto dal Cagliari in campionato?
“Io dico che ormai siamo vicini alla salvezza. La partita più difficile è proprio la prossima, quella in trasferta contro l’Empoli. Se dovessimo riuscire a conquistare un risultato positivo - andrebbe bene anche un pareggio - saremmo a un passo dal traguardo. Anche perché poi giocheremo diverse gare, specialmente in casa, alla nostra portata: penso alle sfide contro il Venezia e l’Udinese. Anche contro la Fiorentina potremmo fare punti, mentre sarà molto difficile uscire indenni dal match di Milano con l’Inter. Tocchiamo ferro, ma il nostro destino dipende da noi.”
A Empoli che Cagliari si aspetta? Una squadra chiusa in difesa dello 0-0 o una compagine propositiva che punti a vincere per compiere un balzo in classifica che, a quel punto, sarebbe quasi definitivo?
“Il Cagliari al Castellani dovrà fare la sua partita.
Quando scendi in campo con l’obiettivo di pareggiare finisci immancabilmente per perdere.
L’errore più grande sarebbe quello di aspettare l’Empoli e di restare rintanati nella nostra trequarti a difenderci per tutto il match. Invece dovremo senz’altro prestare attenzione e giocare con accortezza, anche perché i toscani inseguiranno i tre punti a tutti i costi, ma senza rinunciare a pungere per far male. Soprattutto in contropiede, con un velocista come Luvumbo.”
In linea generale - e in prospettiva futura - questo Cagliari in quale reparto ha i maggiori margini di miglioramento?
“Secondo me in attacco. Il portiere è forte e la difesa è buona. Non mancano neanche i mediani e le mezzali. Là davanti, invece, ci sarebbe bisogno di una punta di ruolo. Parlo proprio di un centravanti vecchio stampo, perché Piccoli sta agendo da prima punta in questo campionato ma, di fatto, prima punta vera e propria non è. Potrebbe ricostituirsi una coppia sulla scia di quella storica formata, ai nostri tempi, da Riva e da Gori, col centravanti affiancato da una seconda punta mobile in grado di svariare su tutto il fronte e di aprirgli spazi importanti.”
Campione d’Italia - da protagonista - nel 1970, Mario Brugnera ha consacrato ai colori rossoblù (quasi) tutta la sua carriera calcistica.
Prima trequartista dal piede vellutato e poi, con l’incedere dell’età, libero di impostazione e di costruzione, Brugnera - pur se originario di Venezia - ha incarnato i valori di sportività, tenacia e resilienza che contraddistinguono tradizionalmente il popolo sardo.
Oggi l’ex gioiellino veneto, che si è stabilito definitivamente nel capoluogo isolano dopo i memorabili fasti dello scudetto, segue ancora con passione e con attenzione le vicende dei rossoblù.
E, intervistato da Tuttocagliari.net, invita Luperto e compagni a non abbassare la guardia: a Empoli l’imperativo categorico è quello di non perdere, ma bisognerà giocare al cento per cento delle proprie possibilità. Covando intimamente la speranza di portare a casa quei tre punti che, se incamerati, significherebbero salvezza praticamente certa.
Mario, come giudica il cammino fin qui compiuto dal Cagliari in campionato?
“Io dico che ormai siamo vicini alla salvezza. La partita più difficile è proprio la prossima, quella in trasferta contro l’Empoli. Se dovessimo riuscire a conquistare un risultato positivo - andrebbe bene anche un pareggio - saremmo a un passo dal traguardo. Anche perché poi giocheremo diverse gare, specialmente in casa, alla nostra portata: penso alle sfide contro il Venezia e l’Udinese. Anche contro la Fiorentina potremmo fare punti, mentre sarà molto difficile uscire indenni dal match di Milano con l’Inter. Tocchiamo ferro, ma il nostro destino dipende da noi.”
A Empoli che Cagliari si aspetta? Una squadra chiusa in difesa dello 0-0 o una compagine propositiva che punti a vincere per compiere un balzo in classifica che, a quel punto, sarebbe quasi definitivo?
“Il Cagliari al Castellani dovrà fare la sua partita.
Quando scendi in campo con l’obiettivo di pareggiare finisci immancabilmente per perdere.
L’errore più grande sarebbe quello di aspettare l’Empoli e di restare rintanati nella nostra trequarti a difenderci per tutto il match. Invece dovremo senz’altro prestare attenzione e giocare con accortezza, anche perché i toscani inseguiranno i tre punti a tutti i costi, ma senza rinunciare a pungere per far male. Soprattutto in contropiede, con un velocista come Luvumbo.”
In linea generale - e in prospettiva futura - questo Cagliari in quale reparto ha i maggiori margini di miglioramento?
“Secondo me in attacco. Il portiere è forte e la difesa è buona. Non mancano neanche i mediani e le mezzali. Là davanti, invece, ci sarebbe bisogno di una punta di ruolo. Parlo proprio di un centravanti vecchio stampo, perché Piccoli sta agendo da prima punta in questo campionato ma, di fatto, prima punta vera e propria non è. Potrebbe ricostituirsi una coppia sulla scia di quella storica formata, ai nostri tempi, da Riva e da Gori, col centravanti affiancato da una seconda punta mobile in grado di svariare su tutto il fronte e di aprirgli spazi importanti.”
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