
Atalanta, il film che racconta un sogno diventato realtà: da Roma a Dublino, la favola che fa emozionare ancora
Ci sono vittorie che raccontano una stagione, altre che segnano la storia. Poi ci sono vittorie che cambiano per sempre l'identità di una squadra e della sua gente: è questo il senso di «Atalanta, una vita da Dea», il film che porta sul grande schermo l'indimenticabile settimana nerazzurra che dal 15 al 22 maggio 2024 ha riscritto la storia del club bergamasco.
Realizzato da Oki Doki Film con Officina della Comunicazione e Atalanta B.C., e diretto da Beppe Manzi, questo docu-film non è solo una celebrazione sportiva, ma una testimonianza intensa e autentica di ciò che rende unica l’Atalanta. Cronaca, emozioni, retroscena e interviste si alternano in una narrazione avvincente che raggiunge il suo culmine nel momento più simbolico: quando Berat Djimsiti, capitano nella finale di Europa League vinta a Dublino, decide di non alzare da solo il trofeo ma di condividerlo con Toloi e de Roon, gli altri due leader della squadra. In quella scena c'è tutta l’essenza nerazzurra: la forza del gruppo, l'umiltà, la condivisione.
LA NOTTE MAGICA DI DUBLINO
Si parte dalla notte del 22 maggio - racconta stamane L'Eco di Bergamo -, quella che Antonio Percassi ancora vive come un sogno («mi sveglio di notte e ancora mi chiedo se sia vero»), per raccontare il momento di gloria: la tripletta di Lookman, il trionfo contro i tedeschi, la prima coppa europea alzata dopo 61 anni, cancellando finalmente il ricordo agrodolce della Coppa Italia sfumata pochi giorni prima contro la Juventus. E mentre le immagini scorrono, riaffiorano le stesse lacrime di Roma trasformate in gioia pura sotto il cielo irlandese.
IL VIAGGIO NELLA STORIA NERAZZURRA
Il film però non vive solo di presente. Le testimonianze di figure leggendarie come Glenn Stromberg e Pierluigi Pizzaballa riportano a galla momenti indelebili del passato atalantino. Da loro trapelano valori e spirito che ancora oggi rappresentano il cuore pulsante della società bergamasca. Mentre Stephen Pagliuca racconta il futuro, il sogno di rendere sempre più internazionale il marchio Atalanta.
IL SEGRETO DELL'ATALANTA: IL VIVAIO DI MINO FAVINI
Non si può parlare della Dea senza rendere omaggio a Mino Favini e al suo lascito fondamentale: il settore giovanile. È Luca Percassi a ricordarne l’importanza, sottolineando quanto il «signor Mino» abbia forgiato non solo calciatori, ma persone. È anche questo patrimonio umano che si riflette nel comportamento dei giocatori attuali: «Per giocare qui – dice Zappacosta – devi essere una persona perbene».
LA SETTIMANA CHE CAMBIÒ TUTTO: DA ROMA A LECCE
Il film ripercorre anche i giorni difficili della finale di Coppa Italia persa con la Juventus, con l'infortunio di de Roon che poteva far vacillare la fiducia della squadra. Ma è proprio dalle difficoltà che emerge la forza nerazzurra: la vittoria successiva contro il Lecce vale l'accesso alla Champions League, una reazione che Gasperini sintetizza in una frase emblematica: «La sconfitta serve a imparare a rialzarsi».
IL MOMENTO DELLA SVOLTA: DA LIVERPOOL AL TRIONFO EUROPEO
Djimsiti svela il momento esatto in cui la squadra ha capito di poter fare qualcosa di straordinario: «Dopo aver vinto a Liverpool ho pensato: sì, possiamo vincerla». Un’intuizione profetica che precede di poche settimane la notte magica di Dublino.
IL TRIONFO DI UNA COMUNITÀ INTERA
Le immagini della festa, delle strade invase dai tifosi, del popolo atalantino che celebra un successo che va oltre il calcio, mostrano la vera dimensione dell’impresa. La comunità bergamasca che si stringe intorno alla squadra e che ne diventa l’anima, con un futuro ancora tutto da scrivere.
È un film da vedere insieme, «Atalanta, una vita da Dea». Chi già conosce la storia rivivrà emozioni indimenticabili, chi la scoprirà per la prima volta capirà perché questa piccola-grande squadra di provincia sia diventata l’esempio più bello e autentico di come nel calcio, qualche volta, Davide possa ancora sconfiggere Golia. Il finale è già scritto, certo, ma le emozioni, quelle sono sempre nuove. E sempre da condividere.







