
Derby tra rabbia e sollievo: la differenza è nel gioco. Le scelte di Sergio. Il dazio Joao Felix. Maignan è tornato
Lo stato d'animo al fischio finale del derby di andata, nella semifinale di Coppa Italia, era diviso in due: il sollievo per aver superato indenni l'urto nerazzurro, dato che i rossoneri dopo l'1-0 di Abraham hanno rinculato senza più produrre niente (a parte il tiro di Leao a fil di palo), il rammarico per non aver saputo approfittare sia del vantaggio in campo, sia di quello empirico che consisteva nell'avere di fronte l'Inter in versione ridotta.
Mancavano in particolare 4 giocatori che il Milan soffre non poco nelle stracittadine: Mkhitaryan, Dumfries, Dimarco e Lautaro con un Thuram non brillante, mentre Conceiçao aveva sostanzialmente la rosa a disposizione. Bisognava avere coraggio, intendo Pulisic a destra, Reijnders dietro le punte, Bondo a fianco di Fofana. L'allenatore portoghese invece, scottato dai troppi traballamenti difensivi, ha inserito Jimenez davanti a Walker, spostando Pulisic in mezzo e Reijnders in mediana. Le fonti di gioco si sono affievolite, nonostante qualche buona occasione anche prima del gol di Abraham, contenendo in qualche modo gli assalti dell'Inter.
I due giocatori più continui e incisivi, Pulisic e Reijnders appunto, rendono al meglio in quel ruolo, a destra e come trequartista: spostarli abbassa la fluidità della manovra in maniera evidente. La vita del centravanti milanista, chiunque esso sia, è un eremitaggio in mezzo al traffico avversario. La squadra vive di spunti individuali, di giocate dei singoli. La differenza con i nerazzurri è tutta qui: pur privi di alcuni giocatori-chiave, si vedevano quelli in campo occupare gli spazi, muoversi in maniera armoniosa, inserirsi con modi e tempi giusti, avere facilità di passaggio. Ovvio che la qualità e il tasso tecnico fossero inferiori al solito, ma è l'organizzazione a fare la differenza. Un'organizzazione che il Milan non ha, troppo preoccupato a non subire affidandosi all'estro di pochi. Un'altra differenza sta nelle scelte delle giocate. L'Inter ha più testa, sbaglia meno, rischia poco nei passaggi, non insiste in dribbling e frivolezze.
Comunque, era il quarto derby della stagione e il Milan ne ha vinti 2 pareggiandone altri 2: evidentemente riesce a creare difficoltà a questi avversari come altri non riescono a fare, ma il ritorno è una partita da vincere e quindi sarà necessario alzare ritmo, intensità, qualità. Mantenere tutti nel loro ruolo, cosa che va fatta anche in queste tappe di avvicinamento in campionato iniziando dalla Fiorentina.
Le scelte di Conceiçao mi lasciano perplesso a partire dalla coppia dei centrali difensivi: non so cosa abbia combinato Tomori per essere stato accantonato, né capisco il dentro e fuori di Pavlovic. Jimenez davanti a Walker ha fatto perdere qualcosa dal punto di vista fisico e tecnico, mettendo in difficoltà lo stesso inglese. Di Reijnders e Pulisic ho detto, Leao sempre titolare e non lo avrei mai tolto nemmeno nel finale. Ho finito. Siamo o non siamo tutti allenatori?
Uno dei punti focali è però l'impiego sistematico, e inspiegabile, di Joao Felix. Ho ancora negli occhi i suoi primi anni al Benfica, colpi e gol da fuoriclasse, le buone stagioni all'Atletico poi quella discreta al Barcellona. La luce si è progressivamente affievolita, anno dopo anno, sballottato tra prestiti e tentativi. Il suo manager ha già annunciato che a giugno rientrerà alla base (Chelsea) per poi probabilmente essere dirottato in Turchia. Perché allora questa insistenza, senza aver in cambio alcun costrutto a parte quell'illusorio debutto in Coppa Italia contro la Roma? Bisognerebbe chiederlo a Conceiçao.
Il bicchiere mezzo pieno è Maignan, secondo me incolpevole sul gol (visuale coperta e tradito dal rimbalzo del pallone), ma decisivo in almeno 3 occasioni. Un po' più vivi, rispetto al resto della stagione, Theo e soprattutto Leao, in crescita Fofana. Il 23 aprile servirà comunque il meglio del meglio, da parte di tutti. A cominciare dalla scelta della formazione titolare.







