
KALULU: “Torino è una città meravigliosa. Ho sempre creduto di potercela fare. Quando abbiamo battuto il City…”
Pierre Kalulu ha partecipato alla prima puntata di Small Talk il podcast lanciato dallo Juventus Creator Lab:
Chi è il miglior cantante dello spogliatoio?
"A dire il vero Timothy (Weah ndr) è molto bravo sì, è proprio bravo. Ha una bella voce canta qualsiasi cosa e ha tanta immaginazione. Anche Weston non è male. Non so perché, ma hanno ritmo giusto. Lo fanno sembrare facile, sono bravi entrambi".
Hai parlato del fatto che da quando sei in Italia stai spesso da solo...
"Da quando sono in Italia, ho imparato a essere così. All’inizio è stato un po’ strano. Sono nato in una famiglia numerosa, e a casa c’era sempre un po’ di casino e tante cose da fare. Arrivo in Italia: sono entrato nel mio nuovo appartamento e da solo è stato un po’ strano. Col tempo mi sono abituato e adesso mi piace. Vai al ristorante da solo a volte? Sì mi piace. Sinceramente, all’inizio era strano quando dicevo che ero da solo, mi sembrava strano. Col tempo però capisci che la gente non interessa davvero, quindi posso andare da solo anche al cinema o dovunque voglia, se vado con qualcuno da qualche parte è perché lo voglio, se no vado da solo. C’era sempre qualcuno, ma non parlavo italiano e non potevo scherzare o comunicare, a casa invece giocavo molto ai videogiochi, e giocare online mi ha molto aiutato. All’inizio l’ho fatto solo per giocare, ma poi a volte invece di giocare stavo solo ad ascoltare la voce dei miei amici. A volte giocavo, altre volte no, ma soprattutto durante i primi sei mesi è stata dura. La gente non lo sa, la nostra vita dall’esterno appare molto bella, ma questa cosa mi hanno dato leggerezza".
Lo sapevi che Lione è definita una piccola Torino?
"No, non lo sapevo".
Quando sei arrivato a Torino, ti sembrava di vedere una grande Lione?
"Sinceramente, non direi mai una grande Lione, perché se sei di Lione ti senti il migliore. La prima volta che sono venuto in centro l’ho trovato molto bello, come una città francese. Sono rimasto davvero colpito e poi c’è anche il fiume. È una città piacevole, la gente tranquilla e vive la sua vita. La città è bellissima. Per me Torino, dal punto di vista estetico, è più bella di Milano. A Milano ci sono più cose da fare, ma Torino è davvero meravigliosa".
Sulla tua crescita...
"Più crescevo e più vedevo che alla fine in realtà tutto era possibile, tutto era raggiungibile e non una cosa fuori dalla mia portata. In quel momento ho capito che potevo giocare contro chiunque e fare bene. Quando mi sono trasferito a Milano, la gente pensava che fosse difficile, forse ero un po’ matto, ma credevo davvero che non si trattasse di una sfida difficile, che ce l’avrei fatta e che avrei giocato. In Francia la gente non lo credeva davvero, ma io me ne ero certo, è una cosa legata al carattere e mi ha aiutato tanto”.
Il passaggio dalla squadra B del Lione al Milan…
“Ora che lo dici sembra davvero qualcosa di grande, in quel momento, però, ho pensato dove avrei potuto giocare e dove sarei migliorato al massimo, e ho deciso che si trattava di Milano. Non dico che sia stata una scelta facile da prendere. È stata una scelta difficile. Da giocatore ero sempre al centro dell’attenzione. In quelle circostanze, specie da giovane, non decidi tu. È il club che decide se continuare p se rimarrai lì a giocare o te ne andrai. Fino a quel momento non non ho dovuto prendere delle decisioni. Per la prima volta avevo opzioni diverse, dovevo fare una scelta. Se sceglievo una cosa, non potevo tornare a casa. Si faceva sul serio. È stata una scelta difficile, ma ho fatto bene perché sono uscito dalla mia comfort zone e mi ha fatto bene”.
Marcare Haaland deve essere stato difficile?
"Sì, ma in quella partita... il city sembrava non avesse tanta voglia è stato un successo fantastico, che ci ha dato fiducia. La squadra era forte unita, e la cosa più bella del calcio, e sentire di potersi aiutare a vicenda.







