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Biraghi torna sull'addio a Firenze: "Che delusione andar via. Credevo molto alla Conference"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 19:15Primo Piano
di Redazione FV
per Firenzeviola.it

Biraghi torna sull'addio a Firenze: "Che delusione andar via. Credevo molto alla Conference"

Quasi un mese dopo il suo addio alla Fiorentina, ai canali ufficiali del Torino ha preso la parola, per la prima volta da giocatore granata, Cristiano Biraghi. L'ex capitano viola ha ripercorso così l'ultimo periodo con gli ultimi giorni di mercato, quelli in cui ha lasciato Firenze: "Sono stati intensi a livello di emozioni, erano sette anni che vivevo a Firenze, una città non come le altre dal punto di vista del calore e dell’affetto. Sono stati sette anni intensi, sette a Firenze valgono di più di quanto è passato. È capitata questa grande opportunità e sono molto grato a chi mi ha voluto qui, inizio questa avventura fantastica con una maglia gloriosa e con una storia di enorme rispetto. È stato un mix di emozioni: prima la delusione di dover lasciare Firenze, poi la gioia di arrivare qui. La voglia è la base di ogni cosa che vuoi fare, devi sempre avere voglia di dimostrare. Poi ho qualità ed esperienza, vengono dopo e le metto al servizio della squadra".

Questo invece il suo pensiero sulle due finali di Conference: "Sono sconfitte che fanno parte della carriera, come nella vita. Purtroppo la sconfitta è all’ordine del giorno, sono più le sconfitte che le vittorie a parte qualche caso sporadico. Ma fa sempre male: ci credevo molto in queste finali, avevamo creato qualcosa di straordinario ed eravamo un gruppo unito. Volevamo portare un trofeo per le persone perse durante il cammino, penso ad Astori e a Barone. Era un obiettivo portare un risultato magnifico in una città dove manca un trofeo da tanti anni: vederselo portare via all’ultimo, è una delusione che mi rimarrà tutta la vita. Sarà un ricordo negativo, ma nel calcio e nella vita bisogna girare voltare e imparare dagli errori, lottando e andando avanti".

Poi un passaggio sulla morte di Astori, che ha vissuto in prima persona: "Non l’ho citato prima, è sempre toccante parlarne. È stato il mio capitano per eccellenza, è stata una perdita importante: ce l’ho tatuato sulla pelle, lo porto nella testa e nel cuore. Cerchi sempre di evitare di parlarne, la ferita è ancora aperta. Ma quando si parla di lui, non mi va di parlare di calcio o di campo, lui era un capitano soprattutto di vita. È diminutivo parlarne di un capitano di calcio, si trovano poche persone come lui. Non lo dico perché non c’è più, lo dicevo anche prima e tutti hanno lo stesso pensiero: ha lasciato una profondità di emozioni e di vivere che va oltre a una persona comune".