
Budel: "Cagliari? Anni bellissimi, tra le esperienze più importanti. Zola uomo di spessore, Suazo forza della natura. Poi accadde un fatto e andai all'Empoli..."
Alessandro Budel, ex centrocampista del Cagliari e attuale commentatore su DAZN, ha ripercorso la sua carriera ai microfoni di Doppio Passo Podcast. Le parole dell'ex rossoblù, sintetizzate da TuttoCagliari.net:
Cosa ha rappresentato per te Cagliari e come hai vissuto Zola, sia come persona che come calciatore? Una squadra davvero straordinaria, oltretutto, quel Cagliari.
“Sono stati degli anni bellissimi. Arrivai a titolo definitivo dal Milan e decisi di cambiare, perché in quel periodo avevo già 22-23 anni, e dopo aver girato in prestito per 4-5 anni, avevo bisogno di stabilità. Non ero mai rientrato alla base, quindi quando iniziano a passare troppi anni, è meglio fare una scelta definitiva. Ho avuto come opzione Cagliari e Sampdoria; la Sampdoria, che era appena salita in Serie A, aveva già due centrocampisti di qualità come Volpi e Palombo, quindi ho optato per Cagliari, che mi sembrava una piazza che mi avrebbe dato continuità. Cagliari è una regione che ha un grande impatto e sicuramente quella è stata una delle esperienze più significative della mia carriera. È stata la squadra in cui ho avuto più continuità, con quasi 90 partite giocate. Ho avuto la possibilità di far parte di una squadra che, secondo me, avrebbe potuto fare molto di più. Però, diciamo che da aprile in poi, si stava bene al Poetto, quindi alla fine, dopo aver raggiunto la salvezza, andavamo in spiaggia a giocare. Con quella rosa avremmo potuto fare meglio, ma avevamo comunque un attacco di qualità: Zola, Suazo, Esposito e Langella. Zola, che giocava da falso nueve, e Suazo che, a volte, giocava a sinistra al posto di Langella, creavano un reparto offensivo molto forte".
Budel prosegue, ricordando l'esperienza con Gianfranco Zola e David Suazo: "Zola era un giocatore incredibile, inutile che vi dica perché, perché tutti lo conoscete. Quello che vedevamo noi ogni giorno in allenamento era la sua capacità di allenarsi e l'umiltà con cui si rapportava con tutti. Spendevamo mezz'ora o più a guardarlo mentre calciava le punizioni, cercando di imparare e imitarlo. Lui ti spiegava come metterti sulla palla, come approcciarla, e queste sono cose che ti rimangono per tutta la carriera. Erano davvero uomini di spessore, non solo grandi calciatori, ma anche persone che avevano molto da insegnare, anche a livello educativo.
Poi, c'era Suazo, che era una vera forza della natura. Un giocatore che, per la sua velocità e le sue doti fisiche, non ho mai più visto. Se solo avesse imparato a muoversi meglio in campo, sarebbe diventato uno dei più grandi. Lui aveva un difetto: non si muoveva mai prima che partisse il pallone, ma quando partiva arrivava sempre prima degli altri. Però, nonostante questo, grazie alle sue doti fisiche incredibili, faceva la differenza in tanti momenti. Era un po' indolente, con quel suo atteggiamento da sudamericano molto rilassato, ma ha vinto tante partite per noi. Ovviamente, il nostro rapporto era sempre positivo, ma ogni tanto, vederlo così svogliato in allenamento faceva un po' storcere il naso. Però, alla fine, è stato lui a portare a casa tanti risultati, ed è stato notato dall'Inter, che lo ha preso come dimostrazione del suo valore. Secondo me, Suazo aveva tutto per fare molto di più, ma quella sua indolenza mentale lo ha limitato. All'Inter, dove era circondato da grandi campioni, non ha avuto la capacità di emergere come ci si aspettava. Quella potrebbe essere stata una delle ragioni per cui non ha raggiunto il livello che tutti pensavano potesse raggiungere. Ma, sicuramente, il suo talento era fuori dal comune".
Infine, Budel ricorda il burrascoso addio alql Sardegna ed il passaggio all'Empoli: "Per quanto riguarda Empoli, è stato un periodo importante della mia carriera. Venivo da un momento difficile a Cagliari, dove era accaduto un fatto di cui non mi va di parlare, quindi ho rescisso il contratto con Cellino ed il Cagliari per mettermi alla prova in un nuovo ambiente. A Empoli ho trovato grande fiducia, tanto che mi hanno dato un contratto di soli sei mesi. Non volevo più impegni a lungo termine e mi sono messo alla prova. In quella squadra, pur con delle difficoltà a livello di infortuni, abbiamo fatto davvero bene. Avevamo una squadra molto forte, con giocatori come Giovinco e Marchisio che avevano un grande talento. Giovinco, in particolare, aveva una qualità che l'ha portato a fare una carriera straordinaria, e Marchisio, che già da giovane aveva una personalità incredibile, è stato fondamentale per il nostro gioco. Quell'esperienza mi ha dato tanto, ed è stata una delle più belle della mia carriera”.







