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Atalanta, Pagliuca da tre anni. I Percassi azionisti di relativa maggioranza al 38%TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
ieri alle 16:06Serie A
di Andrea Losapio

Atalanta, Pagliuca da tre anni. I Percassi azionisti di relativa maggioranza al 38%

L’Atalanta è controllata da una cordata americana che recentemente ha alzato al 62% il controllo della società, mentre la famiglia Percassi è singolo azionista principale al 38%

"Le proprietà straniere? Per fortuna". Le parole di Giuseppe Marotta di ieri elogiano chi è arrivato nel corso degli anni per dare sostenibilità al calcio italiano. "Immaginiamo che una città evoluta come Milano, tra le 2-3 più importanti d’Europa, ha due club di proprietà straniera. E meno male: immaginate in quali difficoltà ci saremmo trovati senza Zhang e Oaktree da un lato, Elliott e RedBird dall’altro. Nel 2011 tutte le proprietà della Serie A erano italiane, oggi sono per la maggior parte straniere: abbiamo vissuto a un’involuzione del modello imprenditoriale. Venivamo dal mecenatismo, all’epoca si dava assoluta priorità all’aspetto sportivo su quello economico".

La storia
Nel febbraio del 2022, dopo voci insistenti dei mesi precedenti, l’Atalanta batte un comunicato. “Atalanta Bergamasca Calcio S.p.A. annuncia la sottoscrizione di un accordo di Partnership tra la famiglia Percassi e un gruppo di investitori capitanati da Stephen Pagliuca, Managing Partner e Co-owner dei Boston Celtics, oltre che Co-chairman di Bain Capital, uno dei principali fondi di investimento al mondo. L’accordo prevede l’ingresso dei nuovi investitori con una quota complessiva del 55% nel capitale sociale de La Dea Srl (“La Dea”). La famiglia Percassi manterrà la quota del 45%. La Dea è la sub-holding della famiglia Percassi detentrice di circa l’86% del capitale sociale dell’Atalanta”. A inizio gennaio invece la notizia di un riassetto fra soci dagli USA, con altri 72 milioni (67 americani, 5 della famiglia) che portano le percentuali a quelle odierne: cordata 62%, Percassi 38%.


I risultati
Il 2022-23 ha portato alla qualificazione in Europa League, risultato propedeutico poi alla più grande vittoria della storia nerazzurra, con l’affermazione a Dublino contro il Bayer Leverkusen per il primo trofeo internazionale. Un anno quasi irripetibile, quello scorso, con la finale di Coppa Italia persa contro la Juventus per 1-0, ma anche un quarto posto in campionato che ha consentito l’approdo in Champions League. Quest’anno ha registrato, nell’ultimo periodo, una flessione nei risultati fra l’eliminazione dalla Coppa contro il Bruges e in Coppa Italia con il Bologna. In campionato le prestazioni sono migliori per punti e posizione (terza in classifica) e mai era successo che l’Atalanta fosse in corsa fino all’ultimo quarto di campionato.

Il futuro
Economicamente non c’è nessun problema per l’Atalanta, anzi, la gestione è oculata e florida, anche grazie agli ultimi quindici anni, sempre in Serie A, in particolare dall’arrivo di Gasperini in poi. L’idea è sempre quella di salvarsi con facilità prima per poi puntare all’Europa dalla soglia dei quaranta punti in su. I Percassi e Pagliuca sono però ambiziosi, e la volontà è quella di provare a rimanere nell’élite del calcio italiano, mantenendo i conti in ordine.